Sciopero Tir, Lo Bello: "Modo sbagliato, malessere reale"

Il presidente di Confindustria: "La politica non può lavarsi la coscienza esprimendo solidarietà. C'è un disagio social ed economico a cui va data risposta"

PALERMO. Prende le distanze dai metodi e dai leader della protesta «perchè le infiltrazioni criminali ci sono state e vanno accertate». Ma avverte che il malessere diffuso che è esploso con i blocchi stradali non può essere sottovalutato e la politica «non può lavarsi la coscienza esprimendo solidarietà. Serve un cambio di rotta verso politiche di sviluppo, altrimenti situazione come quelle appena vissute si ripeteranno e con sempre maggiore cruenza». Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria, trae più di un segnale dal bilancio finale della protesta che ha messo in ginocchio la Sicilia per una settimana.



Scaffali vuoti, strade deserte perchè le macchine non hanno più carburante, risse alle pompe di benzina e cortei in cui si bruciano le bandiere. Cosa resta di questa protesta, da cosa ripartire?


«Credo che bisogna fare una distinzione fra metodi e i leader in campo e il malessere che è stato espresso. I forconi, nonostante leader non all’altezza della situazione, hanno raccolto un consenso diffuso che è il sintomo di un malessere reale. Ma vorrei ricordare che sono allarmi che noi lanciamo da due anni. C’è un disagio economico e sociale a cui va data risposta. È un errore pensare che questa sia stata solo una vertenza per il prezzo della benzina. È stata una protesta per l’economia bloccata e, anche inconsapevolmente, contro una politica dell’assistenzialismo clientelare che disperde ricchezza mentre la crisi economica mondiale va a rotoli».



Cosa deve fare la politica?


«La crescita non passa da stabilizzazioni di precari. È finita l’era in cui in Sicilia arrivavano risorse pubbliche abbondanti da redistribuire in modo clientelare. In questo senso la politica è stata solo intermediazione clientelare. Si è creata una massa enorme di esclusi dal benessere e dai privilegi che chiede risposte. Ci sono imprese che chiudono e giovani disoccupati. Bisogna far riparire l’economia con investimenti reali e una pubblica amministrazione trasparente. E bisogna sapere che andiamo incontro a un periodo in cui i flussi di spesa pubblici si ridurranno ulteriormente».



Parliamo di ciò che non avete condiviso della protesta. Perchè i leader non erano all’altezza?


«Se guardiamo al settore dell’autotrasporto, la protesta è stata guidata dall’Aias di Richichi. Credo che bisogna valutare il ruolo di Richichi e della sua associazione. Non a caso sono gli ultimi oltranzisti in queste ore. Anche la piattaforma rivendicativa era insufficiente. Il problema non è protestare contro il governo nazionale ma pretendere in Sicilia politiche locali di svolta e di crescita».



Avete denunciato infiltrazioni criminali nella protesta.


«E confermo che le denunceremo anche alla magistratura. Sto preparando un dossier con le segnalazioni che ci sono state fatte dai nostri associati».



Ce ne rivela qualcuna?


«Ci sono stati in parecchi centri siciliani commercianti costretti a chiudere con intimidazioni riconducibili a esponenti legati alla criminalità organizzata. Casi di questo genere si sono verificati a Lentini e Augusta, a Paternò, ad Adrano e in varie altre città. Confindustria rispetta chi ha protestato spontaneamente per un disagio che, ripeto, è reale ed è anche dei nostri associati ma le nostre denunce tutelano proprio queste persone. Bisogna stare attenti a non essere strumentalizzati da politici e criminalità organizzata. Una parte del mondo dell’autotrasporto non è trasparente».



Quale interesse può aver avuto la mafia?


«In un momento in cui la mafia è in difficoltà, soffiare sul fuoco della protesta per incentivare la destabilizzazione può essere utile alle cosche. Soffiando sul fuoco possono anche essere stati lanciati messaggi a pezzi di società e della politica».



Secondo lei c’è stato anche il tentativo di convogliare il consenso per creare un nuovo soggetto politico?


«Io non faccio dietrologia. Resta il fatto che il sistema politico attuale è superato e serve una svolta reale».



Può essere uno dei leader di Confindustria Sicilia l’uomo della svolta?


«Assolutamente no. Nel nostro codice c’è una norma che ci impedisce di candidarci. È l’unico caso in Italia di norma contra personam»

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