La denuncia: anche la mafia dietro la protesta dei tir

PALERMO. In alcuni tir da tre giorni fermi nelle Raffinerie di Gela e Priolo per lo sciopero contro il caro-gasolio e i rincari dei pedaggi autostradali campeggiano le bandiere della Trinacria, simbolo degli indipendentisti. A Catania tra padroncini e agricoltori sono comparsi gruppi di militanti del movimento di estrema destra Forza nuova, mentre a Palermo a fianco dei camionisti ci sono gli anarchici del centro sociale 'Anomalia'. Una mobilitazione anomala, dunque, perché coinvolge pezzi di società e gruppi politici che hanno poco in comune se non la crisi economica. Confindustria e altre undici associazioni, che oggi hanno scritto al premier Monti e al ministro Corrado Passera, denunciano la presenza tra i manifestanti, da Gela a Palermo e da Siracusa a Catania, di criminali e mafiosi con interessi di tutt'altra natura. Volti anche noti alle forze dell'ordine. Da qui l'appello al governo per un intervento tempestivo.
Ma al centro di blocchi e presidi, che stanno creando disagi a imprese, commercianti e automobilisti a caccia di un distributore aperto, troviamo soprattutto leader storici di piccole associazioni e nuovi capipopolo. C'é Giuseppe Richichi, 62 anni, da un ventennio alla guida degli autotrasportatori dell'Aias: ex trasportatore, è tra i responsabili di un consorzio che gestisce un autoparco a Catania realizzato con fondi pubblici. Fu proprio Richichi dodici anni fa a mettersi a capo della protesta che per una settimana mise in ginocchio la Sicilia, con Confindustria che alla fine stimò danni per 700 miliardi di vecchie lire. In quell'occasione Richichi, molto abile a tenere i rapporti con la politica tanto che si vocifera di consulenze che avrebbe avuto in passato all'assessorato regionale ai Trasporti col governo Cuffaro, finì in carcere con l'accusa di avere tagliato le gomme ad alcuni tir per impedire che aggirassero la protesta, all'epoca ribattezzata 'tir selvaggio''. Assieme a lui furono arrestati altri due membri dell'associazione, tra cui Nunzio Di Bella, 49 anni, altro storico leader degli autotrasportatori.
Rispetto ad analoghe proteste, attuate dall'Aias anche nel 2005 quando persino la Fiat fu costretta a chiudere la fabbrica di Termini Imerese e poi ancora nel 2007, alla mobilitazione in corso hanno aderito anche centinaia di pescatori di alcune marinerie, tra cui Catania e Santa Flavia (Pa), e soprattutto gli agricoltori che si ritrovano sotto le bandiere dei 'Forconi'. Tra i leader c'é senza dubbio Mariano Ferro, ex Forza Italia, con ambizioni in politica, candidato in passato alle amministrative e poi alla Camera, ma senza successo. Volto noto a Siracusa e descritto come un personaggio "carismatico" tra i piccoli produttori per la sua dialettica, Ferro è a capo del movimento spontaneo che da alcuni mesi ha scelto la piazza per esprimere il malessere della categoria e il trattore come simbolo. A chi, soprattutto nelle organizzazioni agricole storiche, gli contesta la mancanza di strategia e soprattutto di obiettivi, lui risponde: "Siamo diventati importanti, dobbiamo portare a casa qualcosa di concreto, non possiamo restare con le mani vuote dopo aver messo su questo grande movimento".
Poi ci sono altre figure, come Francesco Calderone, anche lui tra i leader dei 'Forconi' e operativo nella provincia di Siracusa, e Martino Morsello, precario di 57 anni, ex imprenditore finito in disgrazia, già deus ex machina di Altragricoltura, ora anche lui finito tra i 'Forconi'. L'anno scorso è stato tra i relatori di un convegno sull'usura bancaria, presieduto dal segretario provinciale di Forza Nuova di Terni Marco Petrelli. "Io con Forza nuova non c'entro nulla - dice - Sono socialista. Alle regionali ho votato un amico del Pd. In Sicilia per ora abbiamo 100 postazioni di protesta dove ci sono almeno 100 mila persone, se dovessimo dare una tessera a chi aderisce al movimento sicuramente non sarebbero meno di 30 mila".

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