Sicilia, Società

Jolie: la ragazzaccia che era in me appartiene a Brad

ROMA. Alla vigilia dell'uscita in Italia del suo primo film da regista - "Nella terra del sangue e del miele" - Angelina Jolie si racconta al mensile Myself, che le dedica la copertina del numero in edicola il 19 gennaio. Il film, che la Jolie ha scritto, diretto e prodotto, racconta una storia d'amore ambientata durante la guerra della ex Jugoslavia e rappresenta una sorta di estensione dell'impegno umanitario che Angelina da tempo ormai porta avanti.
Come ha fatto a girare scene di così disumana violenza? "È stato tremendo, anche perché il cast è formato da serbi, croati, bosniaci, cristiani, musulmani, gente che nella guerra si è trovata su fronti opposti a cui ho chiesto di ricostruire vicende che hanno vissuto davvero. Ma l'avevo chiaro fin dall'inizio, doveva essere un film duro, volevo che gli spettatori, dopo aver visto quelle scene per due ore, avessero voglia di gridare: basta, fermateli per favore!". Come l'ha cambiata visitare zone di guerra in giro per il mondo? "Mi ha cambiata per sempre, fin dal primo viaggio che ho fatto. Non sarò mai più autodistruttiva, non darò per scontato che la mia famiglia sia al sicuro, che quando mi alzo al mattino so dove sono i miei figli." Quando parla di autodistruzione immagino si riferisca al suo periodo sfrenato, alle esperienze estreme di sesso e droga: che fine ha fatto quel suo lato da bad girl? "Ma io sono ancora una ragazzaccia. Non è scomparsa, ha solo trovato la giusta collocazione: appartiene a Brad e alle nostre avventure. Si, sono sopravvissuta a periodi veramente cupi e difficili. Fortunata. Detto questo, penso che esista anche un altro tipo di rischio: vivere senza mai tentare qualcosa di coraggioso, senza farsi mai venire la pelle d'oca". È anche per questo che si occupa tanto degli altri? Fare l'attrice non le sarebbe mai bastato? "Adoro questo mestiere, e ne apprezzo tutti i vantaggi. Ma non mi identifico con l'aspetto hollywoodiano della mia vita: è solo una piccolissima parte del mondo e di quanto vi sta accadendo. Non ho mai perso il senso delle cose: la mattina mi sveglio e sono una mamma". 
Ha sei bambini: due nati in Asia, due in Africa e due in Francia. Come si regola con l’educazione religiosa, lei ne ha avuta una cattolica? «Mamma era cattolica, seguiva gli insegnamenti di Gesù, ma mi ha fatto conoscere le altre religioni. Anch’io parlo ai miei figli di tutte le religioni del mondo. Ci capita di lavorare con le persone più diverse, e quindi ai bambini diciamo: “Vedi, quel tuo amico è musulmano e crede in determinate cose, quell’altro è ebreo e ha idee differenti, quello è cristiano”, e così via». Sia sincera: è brava nel ruolo di mamma? "Faccio del mio meglio, ma non sarò mai come mia madre".

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