Troppo alto il divario tra Nord e Sud

Una regione come la nostra, molto può fare la Regione siciliana, ma non potrà mai sostituirsi alle assenze dello Stato. Tra le aree del Paese persiste immodificato un divario da oltre cinquant'anni

PALERMO. Diceva qualche mese fa l'ex Governatore Draghi: le politiche regionali possono integrare le risorse disponibili, ma non possono sostituire il buon funzionamento delle istituzioni centrali.Anche il presidente della Repubblica, che non ha lesinato le sue critiche alla classe dirigente meridionale, ha espresso valutazioni analoghe. Che cosa ne possiamo dedurre? Che in una regione come la nostra, molto può fare la Regione siciliana, ma non potrà mai sostituirsi alle assenze dello Stato. Tra le aree del Paese persiste immodificato un divario da oltre cinquant'anni. Il prodotto interno lordo pro capite del Mezzogiorno è pari a circa il 58% di quello del Centro nord. A questo grave divario in termini di reddito, si accompagnano differenze profonde relative alla qualità ed all'efficacia di servizi collettivi fondamentali. Facciamo alcuni esempi con riguardo alla Sicilia.



Nel campo dell'istruzione i problemi della nostra Isola sono almeno due; intanto il tasso di abbandono scolastico è molto più alto che altrove (22% contro il 16% del Centro-nord), ma resta molto basso anche il livello di apprendimento. A esempio gli studenti con scarse competenze in matematica sono il 34% del totale in Sicilia ed il 17% nel Centro-nord.
Le inefficienze e i tempi lunghi della giustizia creano poi incertezze, riducono la fiducia dei cittadini nello Stato e, nel caso delle imprese, scoraggiano l'attività di investimento e di prestito. Il divario in termini di durata media dei procedimenti della giustizia civile è altissimo: circa 1.100 giorni in Sicilia rispetto ai circa 600 giorni della Lombardia.
In presenza di un rapido invecchiamento della popolazione, appare fondamentale riuscire ad assistere gli anziani. E però nel Centro-nord gli anziani assistiti sono il 4,9% del totale, mentre in Sicilia non arriviamo al 2%. Non meno complessa è la situazione dei servizi per i bambini. La diffusione dei servizi per l'infanzia coinvolge il 36% della popolazione in Sicilia ed il 67% nel Centro-nord. Nell'offerta di servizi sanitari tutte le regioni del Mezzogiorno si posizionano alla fine della classifica tra le regioni italiane; lo scorso anno circa 900.000 italiani (quasi tutti del Sud) hanno avuto bisogno di recarsi in un'altra regione (quasi tutte del Nord) per curarsi.



L'innovazione e la ricerca universitaria sono fattori fondamentali sia di incremento della produttività, sia di attrazione di risorse umane. Eppure il numero di brevetti registrati per milione di abitanti è risultato pari a 77 nel Centro-nord ed appena otto in Sicilia. La riduzione dei tempi di percorrenza sulle tratte ferroviarie a lunga distanza è fattore importante nell'ampliare le opportunità di lavoro, scambio e impresa. Tuttavia la velocità media di percorrenza dei treni sulla linea Messina-Catania è di 73 chilometri al’ora, contro un valore medio di 136 km/h sulla Napoli-Milano-Torino.



L'accesso all'acqua ed il suo utilizzo sono condizioni di base per la capacità di attrazione di un territorio. In Sicilia la quota di acqua erogata su quella immessa in rete resta assai bassa (60% contro 72% del Centro-nord), mentre forte resta anche il divario per la quota di popolazione servita da impianti di depurazione (66% contro 81% nel Centro-nord).
Molto alto permane il divario tra Sicilia e resto d'Italia nello smaltimento dei rifiuti. Se nel Centro-Nord si smaltisce con la raccolta differenziata il 40% dei rifiuti, in Sicilia non si arriva al 10%. Di recente lo storico Paolo Mieli ha invocato il «commissariamento» del Sud per conclamata incapacità dell sua classe dirigente; e forse non ha tutti i torti.
Ma quando si parla di «coesione territoriale», ci riferisce proprio all'obiettivo di assicurare a tutti cittadini le medesime condizioni di vita. Gli esempi fatti, se rimarcano il ritardo della Sicilia, evidenziano in tutta la sua gravità la perdurante assenza dello Stato e, forse, delineano i contenuti di una possibile agenda per i prossimi mesi.
Un'agenda che non contenga soltanto richieste di soldi, ma piuttosto un pressante invito: rendeteci cittadini uguali agli altri.

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