Formazione e norme impugnate, sindacati sul piede di guerra

L'assessore Mario Centorrino, prova a evitare l’annunciata protesta dei lavoratori ma per i rappresentanti dei lavoratori il clima è incandescete. Barone: si legifera in maniera improvvisata, senza garantire una copertura finanziaria

PALERMO. L'assessore alla Formazione, Mario Centorrino, prova a evitare l’annunciata protesta dei lavoratori. Il collega all’Economia, Gaetano Armao, attacca il Commissario dello Stato e «legge» nell’impugnativa della legge su credito di imposta e fondo di garanzia per i formatori una reazione all’annunciato ricorso della Regione contro il bilancio statale.
È un clima incandescente. Per Claudio Barone, segretario della Uil, si annuncia un nuovo calvario per i lavoratori della formazione: «La sensazione è che si sia legiferato in maniera improvvisata, senza garantire una copertura finanziaria inoppugnabile. Il governo convochi subito i sindacati». I venti milioni stanziati per co-finanziare la cassa integrazione erano comunque insufficienti per i sindacati. Soprattutto perchè nei primi giorni del 2012 gli enti avevano avviato le procedure per mettere in cassa integrazione 2.224 a fronte dei 3.600 di tutto il 2011: un tetto che sarebbe stato presto superato. Ci sono enti che hanno messo l’intero personale in cassa integrazione perchè temono che i corsi quest’anno non partano in tempo e vogliono così evitare di pagare il personale senza avere i finanziamenti. Per Giuseppe Raimondi, della Uil Formazione, la protesta è inevitabile: «Non sono riusciti neppure a garantire l’integrazione del reddito, che promettevano da mesi. Manca ancora un accordo con l’Inps. La verità è che il governo vuole smantellare il sistema senza offrire tutele». Ma l’assessore Centorrino si dice certo che «nei primi giorni di marzo i nuovi corsi partiranno e gli enti avranno i fondi. Abbiamo nominato un nucleo di dipendenti dell’assessorato che sta esaminando i progetti. La graduatoria arriverà a metà febbraio. Poi toccherà agli enti fare in fretta».
La decisione del Commissario dello Stato apre comunque uno scontro istituzionale. Le critiche agli artifizi contabili nel bilancio vengono respinte da Armao: «Accuse artificiose e prive di fondamento. La posta di bilancio a cui attingevamo è la stessa da cui avevamo prelevato gli altri 120 milioni per finanziare la prima tranche del credito di imposta. In quella occasione non era stata mossa alcuna censura sull’avanzo di amministrazione e anche la Corte dei Conti, nel recente giudizio di parifica, non ha mosso obiezioni». Per Armao la decisione del Commissario dello Stato «vanifica le attese di 500 imprese. Si blocca uno strumento di sviluppo. Forse a Roma a qualcuno non è passata inosservata la prospettata impugnativa del bilancio dello Stato da parte della Regione».
Ma i dubbi sull’azione del governo sono tutti nel silenzio di Confindustria, che pure aveva sollecitato questo strumento. E per Salvino Caputo del Pdl «la verità è che il governo Lombardo sta continuando ad alimentare aspettative che poi si rivelano inattendibili. Lombardo venga all’Ars a riferire sulle reali disponibilità economiche». Ma per Nicola D’Agostino (Mpa) «la decisione del Commissario dello Stato lascia sbalorditi perchè contraddice quella presa a luglio. O si è sbagliato allora o lo ha fatto oggi. Il governo e l’Ars dovranno trovare la forza di opporsi a questa decisione davanti alla Corte costituzionale».

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