Il teatro Massimo, gli scioperi e l'happy hour a Palermo

In questi giorni di festa il Teatro Massimo di Palermo è davvero uno spettacolo per gli occhi, specialmente di sera. Poi non Le dico il senso di orgoglio che scaturisce quando si legge quell'epigrafe sul portico “l'arte rinnova i popoli e ne rivela la vita – vano delle scene il diletto dove non miri a preparar l'avvenire” scritto da un autore aimè sconosciuto .
E allora uno finalmente si convince che in barba alla crisi, ai governi delle tasse, al calcio scommesse, ai generi alimentari e tutto quanto, tanto vale godersi due ore di virtuosistico diletto e balzare con lo sguardo e la mente su un magico avvenire. Insomma per farla breve, compro tre biglietti del valore di un cenone di capodanno e, vestito da veglione (avrei dovuto mettere forse l'intimo rosso) mi reco con le mie due dolci metà a teatro. Alla biglietteria mi dicono però che lo spettacolo non si farà per sciopero dei ballerini e degli addetti ai lavori da troppo tempo non stipendiati. “E' un casino” mi dice a bassa voce il cassiere: “Sabato rimborseremo tutti i biglietti, stia tranquillo”. Guardo mia moglie e mia figlia e penso al Roland Garros, Nadal e Federer su sky. Usciamo a testa bassa dal Teatro Massimo Vittorio Emanuele dove incrociamo due sposini che si stanno facendo fotografare, sullo sfondo dietro di loro sempre quell'epigrafe sull'architrave “l'arte rivela la vita di un popolo” mentre penso alla grande abbuffata che li aspetta. Suggerisco di andare in un wine bar della zona e scopriamo che l'happy hour a Palermo è il “presente” e probabilmente rappresenta anche “l'avvenire” visto che i novelli sposi con tutti i fedelissimi al seguito sono venuti a godersi la “Palermo da bere” nello stesso locale. In fondo penso, chi era mai questo Tchaikovsky?
Roberto Prestigiacomo, Palermo

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