Manovra, Quagliariello: "Alla fine pagano sempre i soliti"

Il vicecapogruppo al Senato del Pdl parla di scelta obbligata, vista la situazione, ma nota che sui tagli Monti è andato leggero. "La cura dimagrante è stata parziale, tutto è ricaduto sulla pelle di pensionati, contribuenti e famiglie"

PALERMO. Tutto sulla pelle di pensionati, contribuenti e famiglie: sull’equità della manovra Monti, cosa dice il Pdl al suo elettorato? Il vicecapogruppo al Senato, Gaetano Quagliariello, parla di scelta obbligata, manovra da prendere o lasciare, ma nota che sui tagli Monti è andato leggero, «la cura dimagrante è stata parziale». «L’equità è una categoria imprecisa ed è inutile nascondersi dietro un dito, questa manovra non l’abbiamo fatta noi, non l’abbiamo scritta, ci è stata data solo la possibilità di influire sulle decisioni già prese attraverso il sistema dei colloqui bilaterali. Prendiamo atto che alcune nostre osservazioni sull’Irpef sono state ascoltate, sommare Irpef ed Iva avrebbe avuto un effetto pericolosamente recessivo. Ora c’è una sola possibilità: consentire di andare avanti a questo governo che nasce da un nostro atto di responsabilità. Cosa diversa è il condividere la manovra».



Sul capitolo casa si torna indietro e c’è di nuovo l’Ici.


«È la nota maggiormente dolente. La casa è stata il luogo dove si sono indirizzati i risparmi di tanti italiani onesti che hanno sempre pagato, ora la casa viene gravata dal combinato disposto dell’aumento delle tasse e dalla riconsiderazione degli estimi catastali».



Ci sarà un margine per trattare?



«Se ci sarà è questo il tema sul quale dovremo intervenire».



Farete la prossima campagna elettorale sull’abolizione dell’Ici 2?



«C’è un problema di programmi e di identità. Se il Pdl non vorrà farsi sciogliere da questa manovra, dovrà porsi il problema di rafforzare la propria identità e di mettere a punto un programma sul quale presentarsi di fronte agli elettori, non dimentichiamo che alla fine della legislatura mancano poco meno di trecento giorni lavorativi».



Quale parte della manovra contesta in particolare il Pdl?


«La casa innanzitutto e poi la riforma delle pensioni. In parte per quelle di anzianità era una riforma dovuta ma qui si è andati oltre: bloccare la rivalutazione delle pensioni sopra i 960 euro è una norma pesantissima e non sono d’accordo sul fatto che questo sia solo un problema della sinistra, non solo quelli della Cgil vanno in pensione».



Non si tratta, «siamo a un passo dalla catastrofe» ha detto Monti.



«Ed ha aggiunto che questa catastrofe è dovuta al debito pubblico dell’Italia. Ma questa è solo una parte della verità perchè la catastrofe è dovuta anche a un Europa che non ha fatto l’Europa, che non ha emesso eurobond da una sua banca e ha privilegiato gli interessi nazionali su quelli del continente. Questa realtà è venuta fuori anche dal congresso di Marsiglia del Ppe dove si è soprattutto litigato. La crisi dell’Europa è così grave che trascina con se anche le famiglie politiche che l’hanno animata».



I tagli che il Pdl avrebbe fatto e Monti no?



«Non è il momento di fare una contromanovra. In generale mi sembra che la cura dimagrante, le così dette dismissioni, siano state fatte un maniera molto parziale: i numeri sono abbastanza chiari, la manovra consiste in due parti di tasse e una parte di tagli».



Che colpiscono chi?


«In parte la politica, attraverso l’operazione sulle province, e in parte l’amministrazione con la revisione del sistema delle autority: sono state razionalizzate e ridotte nel numero dei componenti».



Presenterete emendamenti?


«Dipende da cosa fa il governo: se mette la fiducia ci sarà uno spazio molto limitato, se non pone la fiducia li presenteremo».



Ma la fiducia è quasi certa...


«Rimarrà ancora uno spazio limitato»



Attraverso quale meccanismo?


«In commissione ci sarà una discussione. È evidente che il governo ha una duplice scelta: o vuole che la manovra venga sviscerata provvedimento per provvedimento, e allora dovrà per forza di cose aspettarsi una forte azione emendativa sia da parte nostra che da parte del Partito democratico. Ovvero può appellarsi a una responsabilità più alta e mettere la fiducia».



Considera adeguate le misure di Monti sulla lotta agli evasori?


«Su questo tema aveva fatto quasi tutto il governo Berlusconi, non si dimentichi il grande recupero dell’evasione fiscale, nella manovra di questa estate sono stati rafforzati gli strumenti».



Sull’evasione fiscale non c’è niente da fare perchè ha già fatto tutto Berlusconi?


«Ci sono da utilizzare gli strumenti che abbiamo creato, aumento delle pene, l’obbligo di indicazione del conto corrente ed altri ancora».



Va bene l’obbligo di tracciabilità sopra i mille euro?


«È una norma limite, è evidente che l’abolizione della moneta limita le libertà del cittadino e aumenta la conoscibilità della sua vita privata. Ad esempio, una tracciabilità assoluta obbliga a svelare le proprie malattie quando si va in farmacia a comprare le medicine».



E dopo la manovra, quale riorganizzazionde per il Pdl?


«La politica ha fatto un atto di responsbalità, ora deve riguadagnare i suoi spazi, la situazione di commissariamento della politica e della democrazia rappresenta l’emergenza e si concluderà. Il Pdl lavorerà alla riforma dei regolamenti parlamentari e al Bicameralismo: non saranno più necessari 800 giorni di media per approvare una legge. Bisognerà rivedere i poteri del governo affinchè mai più accada che il presidente del Consiglio non possa sostituire un ministro con il quale non è d’accrodo, rivedremo la legge elettorale e il numero dei parlamentari».



Un altro Pdl?


«Un partito dei moderati, radicato nel territorio e che abbia identità più forte di quella che ha mostrato finora quando parte della sua identità era garantita dalla figura del leader carismatico».



Senza Berlusconi?


«Berlusconi continua ad esistere, eccome. Ma il nuovo leader secondo me sarà Angelino Alfano. E ci sarà un modo diverso di interpretare la leadership rispetto al passato, conterà molto di più il rapporto fra il leader e la sua classe dirigente».



Come esce il Partito democratico dalla manovra Monti?


«Con molti problemi. Ma il governo Monti rende più facili le riforme del sistema affinchè bipolarismo venga rivisto e non liquidato, ed entrambi i grandi partiti, Pdl e Pd hanno questa necessità».

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