Riduzione dei seggi, Palermo la provincia più "colpita"

I parlamentari del capoluogo scenderanno da 20 a 15. Tutte gli altri perdono meno seggi ma il numero di eletti diventa davvero basso e ciò rende meno facile per gli attuali deputati tentare la rielezione

PALERMO. La provincia che perderà il maggior numero di deputati è quella di Palermo. I parlamentari palermitani scenderanno da 20 a 15. A Catania si scenderà da 17 a 14 e a Messina da 11 a 8.  Tutte le altre province perdono meno seggi ma il numero di eletti diventa davvero basso e ciò rende meno facile per gli attuali deputati tentare la rielezione. Ad Agrigento si scende da 7 a 6, a Siracusa da 6 a 5, a Ragusa da 5 a 4, a Trapani da 7 a 5. La provincia che eleggerà meno deputati è quella di Enna (da qui le proteste dell’autonmista Colianni) che scende da 4 a 3.



Il testo approvato ha una norma transitoria che consente di riparametrare l’attuale legge elettorale sui nuovi numeri. E così anche il listino (l’elenco di candidati eletti direttamente insieme al presidente vincente) scende da 9 a 7. Ma proprio per l’abolizione del listino si muovono adesso molti deputati, soprattutto in FdS, Mpa e in genere delle province minori: l’obiettivo è abolirlo e spalmare questi seggi nelle zone più colpite dai tagli per dare più chance a chi si candida. Si vedrà. Per Antonello Cracolici, capogruppo del Pd, una riforma elettorale «va fatta, magari riscrivendo l’ampiezza dei collegi e arrivando a due, uno orientale e uno occidentale, invece che 9».



Giovanni Barbagallo, sponsor della riforma, prova a rilanciare: «In Sicilia un deputato guadagna ancora 9.465 euro netti al mese mentre in Emilia, per esempio, ci si ferma a 5.666». In realtà la maggior parte dei deputati guadagna molto di più perchè somma i bonus derivanti da altri incarichi parlamentari: si va da un minimo 414 euro al mese per i 9 segretari di commissione al massimo di 5.149 euro al mese aggiuntivi per i due vicepresidenti dell’Ars. I 3 deputati questori aggiungono 4.642 euro allo stipendio base e i nove presidenti di commissione 3.316 euro. Barbagallo segnala anche che l’Ars costa ancora 172,5 milioni all’anno (il consiglio dell’Emilia 56 milioni). Anche per questo motivo Raffaele Lombardo non ha esitato a sostenere che «più che ridurre il numero dei deputati, era necessario ridurre i compensi». Lombardo ha chiesto anche di riparametrare sui 70 deputati le spese del Parlamento pensate per 90.



Il presidente dell’Ars, Francesco Cascio, ha precisato che «non è escluso ora un intervento sugli stipendi, anche se in questa legislatura li abbiamo già ridotti del 20%, cioè di 1.800 euro al mese». Cascio ha sottolineato che «per una volta siamo arrivati per primi rispetto al resto d’Italia approvando la riduzione dei deputati». Certo, lo Stato aveva chiesto in estate di arrivare a 50. Ma il voto dell’Ars dovrebbe mettere al riparo gli onorevoli da un colpo ancora più violento. Cascio ha annunciato anche l’intenzione di ridurre del 10% le consulenze e tutte le altre spese dell’Ars. Infine, Cascio ha attaccato i deputati assenteisti: «C’è chi lavora molto e chi non si vede mai. E questi dovrebbero andare alla gogna».

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