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Province, una riforma improbabile

La decisione del governo dei professori non ha convinto molto. Dopo il 30 aprile 2012, con un presidente e solo 10 consiglieri nominati dai consigli comunali di ciascuna provincia, che cosa potranno mai fare? Quali poteri avranno? Praticamente nessuno

PALERMO. Fra le tante polemiche aperte sulla manovra Monti spicca quella sulle province. Da anni sosteniamo che questi enti intermedi vanno chiusi perché costosi (12 miliardi l'anno di spesa, di cui 4 solo per il mantenimento della struttura e del personale), ma il blitz del governo dei professori non ha convinto molto.  Infatti le "funzioni di indirizzo e coordinamento", dopo il 30 aprile 2012, con un presidente e solo 10 consiglieri nominati dai consigli comunali di ciascuna provincia, che cosa potranno mai fare? Quali poteri avranno? Praticamente nessuno. E siamo sicuri che col tempo non avranno indennità in forma diversa, visto che le province sono fra gli enti previsti dalla Costituzione?



Questo vertice di secondo livello gestirà sedi elefantiache, con un scarso budget, e con pochi dipendenti, perché la parte più rilevante dovrebbe (il condizionale è d'obbligo) essere trasferita nei comuni e nelle sedi regionali. Questo potrebbe significare un forte aumento del costo del personale (quello delle regioni incide il 35% in più, rispetto ai provinciali). Ecco spiegato il motivo per cui lo stesso premier ha parlato di un risparmio effettivo di decine di milioni (che comunque, con i tempi che corrono, non è certo da sottovalutare), mentre l'agguerritissima Upi (l'Unione delle province) sostiene che la riduzione della spesa sarà di appena 30 milioni. Finge di non sapere però il presidente Giuseppe Castiglione che fra i risparmi sono compresi la probabile soppressione a breve termine di province minori e il varo di un decreto che stabilisce la non equiparazione (almeno per 5 anni) degli stipendi dei provinciali con i regionali.



Tuttavia alcuni interrogativi di tipo politico e istituzionale permangono. Ne citiamo qualcuno: sarà possibile "svuotare" le province entro il prossimo 30 aprile come vorrebbe Monti o sarà tutto prorogato alla fine della legislatura ? E sarà possibile eleggere, dopo tale data, i 10 consiglieri di secondo livello ? Vi sono province con centinaia di comuni che dovrebbero esprimerli, possibilmente con un equilibrio politico? E una provincia con meno di 100 mila abitanti può avere lo stesso numero di consiglieri di una provincia con 6 milioni di abitanti (Roma)? Sarà facile trasferire i 61 mila dipendenti ,quando i sindacati minacciano fuoco e fiamme? Visto che appare molto difficile che entro la fine della legislatura (meno di un anno e mezzo) si possa approvare la legge costituzionale per lo scioglimento degli enti intermedi che cosa accadrà?


È molto probabile che, ancora una volta, tutto rimanga congelato e non solo per la ferrea opposizione dell'Upi ,che può contare su alleanze politiche trasversali (dalla Lega,al Pdl,al Pd). Forse, come ha affermato il presidente della Provincia di Bari, Francesco Schittulli, bisognava avere più coraggio: commissariare (con i prefetti) le province e trasferire in tempi brevi risorse, competenze e personale,in attesa dell'approvazione della legge costituzionale. Ma questo richiede una forza politica che il governo dei tecnici non ha. Per questa stessa ragione non si potrà, come chiede la stessa Upi, «sopprimere tutti gli enti e le strutture non direttamente legittimate dal popolo (Ato, Agenzie, consorzi, enti, società…)che rappresentano i veri costi della cattiva politica». È vero, ma è altrettanto vero che i partiti non hanno alcuna intenzione di svuotare un bacino di poteri territoriali in cui si alimentano.

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