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Palermo, i 20 punti e gli alibi di Mangia

Finora buono il bilancio complessivo, nonostante i tanti infortuni. Ma in trasferta bisogna fare di più

PALERMO. Il solito bicchiere e la solita valutazione del suo contenuto. All’indomani delle partite del Palermo in trasferta la domanda è sempre la stessa: il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto? Il dibattito è aperto, gli schieramenti formati come nel salotto di «Porta a Porta». Se si resta nell’oggettivo e si guarda la classifica - che poi è quello che conta più di ogni altra cosa - bisogna pensarla come Devis Mangia, che nel dopo partita di Parma ha avuto da ridire su alcune domande che miravano ad evidenziare solo i difetti del Palermo e non il quinto posto o l’emergenza in attacco. Se si guarda solo al rendimento esterno, bisogna pensarla come l’esercito dei pessimisti che in questo Palermo non vede futuro.
Di sicuro c’è che venti punti in classifica non sono pochi, e pazienza se in trasferta ne sono arrivati solo due. Lì si deve migliorare e Mangia è il primo a non nascondersi («Dobbiamo essere più aggressivi, fuori casa possiamo fare di più», il riassunto delle interviste rilasciate dal tecnico al «Tardini»). Resta il fatto che il Palermo di quest’anno marcia esattamente alla stessa velocità di quello tanto celebrato della stagione passata. Dopo tredici giornate di campionato, anche Rossi aveva 20 punti ma in quella squadra c’erano Pastore e un gruppetto di azzurri. Adesso il Palermo è stato ricostruito daccapo... Quei 20 punti di Rossi in termini assoluti valevano anche meno di quest’anno, visto che il Palermo era sesto. Se si continua nel confronto si nota anche che la squadra di Rossi segnava più di quella di Mangia (22 gol fatti contro 16) ma prendeva più reti (18 gol subiti contro 15). Insomma ci sono analogie in classifica e anche differenze in fase realizzativa, ma a questo Palermo - e dunque a Mangia - vanno riconosciuti gli alibi. Il calendario in trasferta, ad esempio. Terribile fino alla partita di Parma. Gli infortuni degli attaccanti, dopo. «È come se al Milan togliessimo contemporaneamente Ibrahimovic, Pato e Cassano, penso che anche Allegri avrebbe qualche problemino - fa notare il presidente Maurizio Zamparini -. Nell’ultimo periodo non siamo stati fortunati ed è per questo che dico che il Palermo è andato al di là di ogni aspettativa. La squadra è nuova, l’allenatore è arrivato poco prima che iniziasse il campionato. Per capire il valore della nostra stagione basta fare un paragone con la Roma: anche i giallorossi hanno iniziato un nuovo ciclo con un tecnico giovane, eppure stanno facendo più fatica di noi e non hanno nemmeno avuto tutti i nostri guai. Adesso spero solo che la sfortuna si dimentichi del Palermo e che i nostri attaccanti tornino per fare la differenza. Abbiamo bisogno di Miccoli e Hernandez, ma anche del vero Pinilla. Mauricio è ancora in ritardo di condizione, ma anche lui è reduce da un infortunio».
Mentalmente il Palermo si sta preparando all’ultima salita di quest’anno: il calendario da qui a Natale è fitto come la nebbia di Parma di domenica sera («Vergognoso giocare in quelle condizioni, noi presidenti avevano raccomandato di evitare i posticipi al Nord in inverno, ma comanda il dio denaro e se ne infischiano di quello che diciamo noi», osserva Zamparini). Domenica prossima c’è il Cesena, poi il Catania, quindi il Novara. Fra le prime due partite in mezzo anche quella di Coppa Italia con il Siena. Il Palermo, però, si spinge anche oltre e pensa a quello che si può fare da qui alla fine del girone di andata. «Oltre alle tre prima di Natale, dovremo giocare anche le gare con Napoli, Chievo e Genoa - dice Zamparini -. Nel complesso ne abbiamo tre in casa e tre in trasferta, in base a quello che abbiamo fatto finora mi aspetto da sette a nove punti al “Barbera” e due-tre fuori casa. Ne arrivassero dieci, gireremmo a quota trenta. Significherebbe che il nostro progetto ha funzionato». E il bicchiere sarebbe definitivamente pieno.

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