Sicilia, Politica

Manovra, nuove tasse in Sicilia La Regione aumenterà l'Irpef

Per colmare il buco a causa dei tagli della manovra bisognerà riscrivere bilancio e finanziaria. L'obiettivo è recuperare 250 milioni dall'imposta sul reddito e dalla diminuzione degli esenti dal pagamento del ticket

PALERMO. Aumenterà l’Irpef e diminuiranno gli esenti dal pagamento del ticket. Gli effetti delle manovre nazionali susseguitesi da agosto a ieri si abbattono in Sicilia sui contribuenti.
La manovra Monti prevede una riduzione di finanziamenti sulla sanità a livello nazionale che per la Sicilia si traduce - spiega l’assessore all’Economia, Gaetano Armao - in un taglio dei trasferimenti di circa 250 milioni. È il probabile effetto della riduzione di incassi dall’Irap. C’è dunque un buco da coprire e la Sicilia lo farà applicando un altro punto della manovra nazionale, l’aumento dell’Irpef. Roma ha previsto di aumentare la quota fissa dell’addizionale regionale: oggi è pari a 0,9%, a cui si aggiunge una percentuale variabile da Regione a Regione. La Sicilia applica l’aliquota aggiuntiva massima di mezzo punto. Dunque oggi in Sicilia si paga un’addizionale regionale pari a 1,4%: il top a livello italiano. Aumentando la quota fissa da 0,9 a 1,23 in Sicilia si arriverà dunque a un’aliquota finale dell’addizionale pari a 1,73% e, secondo i primi calcoli dell’assessorato all’Economia, si coprirà il primo nuovo buco da 250 milioni.
Ma lo Stato sta tagliando anche altri 400 milioni di finanziamenti ordinari. Armao prevede che ciò si tradurrà «in una riduzione dei contributi a enti e associazioni ma anche in una diminuzione dei servizi»: si pensa infatti di tagliare i finanziamenti per il trasporto pubblico locale. La sola tabella H - che eroga aiuti a pioggia a oltre 300 sigle vicine a tutti i partiti - vale più di 60 milioni ma non è mai scomparsa dal bilancio malgrado puntuali annunci.
La Regione doveva già fare i conti con la manovra di agosto che tagliava una cifra compresa fra i 770 milioni e il miliardo. E per questo motivo ieri Lombardo ha ammesso che «bisogna rivedere di sana pianta i conti». È l’ufficialità del rinvio del varo di bilancio e Finanziaria. Anche perchè, sempre sul fronte della sanità, la Regione deve ancora colmare un altro buco da 650 milioni: è la percentuale di finanziamento del settore che Palermo vorrebbe trasferire sui conti di Roma. Ma lo Stato non ha ancora acconsentito e difficilmente lo farà. Così come non ha ancora acconsentito a trasferire l’equivalente sotto forma di incassi dalle accise sui prodotti petroliferi: altra richiesta della Regione. Per Armao l’unica soluzione a questo punto è l’attuazione equa del federalismo: «Bisogna firmare al più presto l’accordo con lo Stato sui decreti attuativi. Ciò permetterà di trasferire a noi nuove competenze ma anche 9 miliardi per finanziarle».
L’ultima batosta, per ora, sarà l’obbligo di pagare il ticket che verrà introdotto a carico di 500 mila persone finora esenti. Ciò passa dall’abolizione del modello Isee per calcolare la fascia di esenzione e dal passaggio alla semplice dichiarazione dei redditi. Col modello attuale si tiene conto di familiari a carico e altre spese (affitto, mutuo). Col nuovo sistema si applica generalmente una soglia di 36 mila euro al di sotto della quale non si paga ma solo se si ha meno di 6 anni o più di 65. Oggi la norma verrà approvata in commissione Sanità dove il Pd con Pippo Laccoto e Roberto De Benedictis tenterà qualche (difficilissima) modifica per alleggerire la batosta. L’assessore Massimo Russo ieri ha incontrato i sindacati lasciando pochi margini sulla legge che sta per essere discussa («altrimenti perderemo 98 milioni di fondi statali») ma aprendo alla possibilità di rivedere in futuro l’intero sistema. Restano le perplessità di Cgil, Cisl e Uil. Per Mariella Maggio «abolire l’Isee è iniquo». Per Maurizio Bernava «sono tagli a colpi d’accetta su famiglie e povera gente». E Claudio Barone invoca al più presto «una rivisitazione di tutta la struttura del ticket sanitario».

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