Regione, già 25 deputati sotto inchiesta

Dopo gli arresti di Mancuso e Corona si allunga la lista dei parlamentari finiti in guai giudiziari. Coinvolti tutti i partiti

PALERMO. Non ha pace l'Assemblea regionale siciliana. Più che per le riforme o per il "ribaltone" che ha stravolto gli equilibri parlamentari, quella attuale rischia di passare alla storia come la 'legislatura delle manette'. Neanche il tempo per reintegrare il deputato Riccardo Minardo (Mpa), tornato pochi giorni fa al suo posto dopo l'arresto per truffa, ecco che l'Ars si ritrova a gestire i casi di Fabio Mancuso e Roberto Corona, i due deputati del Pdl arrestati nell'ambito di una indagine su truffe finanziarie e immobiliari coordinata dalla Procura di Roma. Dall'inizio di questa XV legislatura sono 27 su 90 i parlamentari finiti in guai giudiziari, anche se sono 25 quelli finiti sotto inchiesta e ancora in carica. La carrellata di reati é varia: concorso in associazione mafiosa, peculato, truffa, abuso d'ufficio, falso in bilancio, voto di scambio, concussione, bancarotta, associazione a delinquere finalizzata alla gestione di appalti, fino ad accuse minori come inquinamento acustico e simulazione di reato. Solo Fausto Fagone (Pid), accusato di mafia, ha lasciato il suo posto all'Ars.
Fra i casi che hanno fatto più scalpore ci sono quelli di Gaspare Vitrano del Pd e di Cateno De Luca di Sicilia Vera: il primo arrestato per tangenti nel fotovoltaico è stato reintegrato dopo la scarcerazione ma avendo il divieto di dimora in Sicilia, svolge le sue funzioni parlamentari senza poter mettere piede a Palazzo dei Normanni; il secondo, arrestato per abuso d'ufficio e concussione, anche se reintegrato dopo la revoca dei domiciliari finora non ha preso parte all'attività dell'Assemblea.
Manette e indagini sono stati trasversali e stanno condizionando, inevitabilmente, l'agenda politica regionale. Il caso più emblematico, in questo senso, riguarda il governatore Raffaele Lombardo, coinvolto nell'inchiesta Iblis della Procura di Catania. Per mesi la sua vicenda ha tenuto banco: le voci di un suo arresto fecero traballare il governo. Ma alla fine la sua posizione è stata derubricata: da concorso in associazione mafiosa a reato elettorale.

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