Faida nel Palermitano, imputato assolto in appello

Il processo, per l'omicidio di Salvatore Lo Forte, assassinato il 21 settembre del 2003 nelle campagne di Lercara Friddi. Gianluca D'Amore scagionato dall'accusa: in primo grado aveva avuto 20 anni

PALERMO. La corte d'appello per i minorenni, presieduta da Rocco Camerata Scovazza, ribaltando la sentenza di primo grado, ha assolto dall'accusa di omicidio Gianluca
D'Amore. Il tribunale gli aveva dato 20 anni di carcere. Il processo, per l'omicidio di Salvatore Lo Forte, assassinato il 21 settembre del 2003 nelle campagne di Lercara Friddi, è uno stralcio di un altro procedimento in cui erano imputati il padre e i due fratelli di Gianluca. Il padre, Giuseppe Carlo, e il figlio, Salvatore, sono stati condannati all'ergastolo in appello; un secondo fratello, Pietro, è stato scagionato e ucciso poco dopo essere stato scarcerato. Per questo delitto è stato condannato dal gup di Termini Imerese, all'ergastolo,  Francesco Lo Forte, figlio della prima vittima della faida scoppiata tra le due famiglie e testimone oculare dell'assassinio del padre.
Fu lui ad accusare Giuseppe Carlo D'Amore e i suoi tre figli,  uno dei quali minorenne, di avere ammazzato il padre. Ma Lo Forte è stato ritenuto credibile solo parzialmente tanto che due dei presunti killer da lui indicati - Pietro e ora Gianluca - sono stati assolti.
Gianluca D'Amore era difeso dagli avvocati Nino e Sal Mormino e da Giuliana Rodi e Bianca Savona, legali dello studio del penalista Enzo Fragalà che inizialmente aveva seguito il caso e che è stato assassinato a Palermo due anni fa.

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