Accordo su Termini, lo stabilimento Fiat passa a Dr

Di Risio si è impegnato a riassumere da tutti i 926 lavoratori rimasti della Fiat entro la fine del 2013, ovvero del periodo coperto dalla cassa

ROMA. Lo stabilimento Fiat di Termini Imerese passa alla Dr Motor di Massimo Di Risio. E' quanto sanciscono i due accordi firmati oggi al ministero dello Sviluppo economico tra tutti le parti coinvolte. Così, dopo 41 anni il Lingotto lascia il sito siciliano, avviando come ultimo atto la cassa integrazione straordinaria per tutti i 1.566 dipendenti. E a Termini arriva la molisana Dr, che diventa il "secondo produttore italiano di automobili". Con oggi si chiude una partita complessa, iniziata nel 2009 quando l'ad della Fiat aveva annunciato la chiusura dello stabilimento, e proseguita con una lunga serie di incontri, di proteste da parte dei lavoratori, fino a raggiungere la formalizzazione delle intese messe a punto nelle ultime settimane.
Oltre sette ore di riunioni per mettere nero su bianco sia l'abbandono di Fiat sia l'insediamento di Dr. La giornata si è divisa in due round. Il primo tavolo ha visto protagonista il Lingotto, con la definizione dell'intesa è passata per il superamento di due nodi: uno formale, l'attribuzione della responsabilità ai sindacati di quelli che venivano definiti licenziamenti e non mobilità incentivate finalizzate ai pensionamenti; e l'altro sostanziale, impedire, attraverso una clausola di salvaguardia, che le nuove regole sulle pensioni potessero compromettere l'accordo. Il resto dell'intesa non ha fatto altro che ribadire quanto sancito sabato scorso, ovvero l'accompagnamento alla pensione per 640 lavoratori (22.850 l'incentivo previsto per ciascuno nei quattro anni di mobilità). Il pomeriggio, invece, è stato dedicato al Dr, con i metalmeccanici della Cgil che hanno sciolto la riserva e sottoscritto il testo insieme alle altre organizzazioni sindacali, gli enti locali e il ministero. Di Risio si è impegnato a riassumere da Fiat tutti i 926 lavoratori rimasti della Fiat entro la fine del 2013, ovvero del periodo coperto dalla cassa. In cambio l'impianto finora del Lingotto diventerà proprietà di Di Risio.
Il combinato disposto delle due intese chiude così la vertenza aperta al ministero dello Sviluppo economico su Termini Imerese e seguita da Invitalia. Anche se adesso, spiega lo
stesso advisor del ministero, inizieranno gli incontri con le altre quattro aziende che sono impegnate nella riqualificazione del polo industriale palermitano (Biogen, Lima group, Newcoop e Medstudios) I sindacati sono usciti dal dicastero di via Veneto piuttosto soddisfatti. Il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, ha sottolineato come il risultato di oggi sia il frutto "dell'impegno e delle lotte dei lavoratori". Secondo il segretario generale della Uil, Rocco Palombella, lo stabilimento ha dopo stasera l'opportunità di "rivivere". Sulla stessa linea il segretario nazionale della Fim, Bruno Vitali, che ha definito "buono l'accordo raggiunto" e ha spiegato come il congelamento dei requisiti pensionistici varrà per tutti i lavoratori interessati da accordi sulla mobilità firmati prima dell'arrivo della riforma. Il segretario nazionale dell'Ugl Metalmeccanici, Antonio D'Analfo, ha voluto ricordare il faticoso percorso compiuto: "Oggi abbiamo trovato la quadra di una trattativa complessa, raggiungendo un obiettivo non scontato", ovvero, ha sottolineato il leader della Fismic,
Roberto Di Maulo, "la salvaguardia dei lavoratori". Positivi anche i commenti dei numeri uno di Cgil, Susanna Camusso, Cisl, Raffaele Bonanni, del governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, mentre più scettico è sembrato il segretario generale della Uil, Luigi Anegeletti: "Non è stata una vittoria. Lo sarebbe stata solo se avessimo fatto un accordo
simile a quello di Pomigliano". Un grazie a tutti arriva da Di Risio che sottolinea come sia nata "una nuova Dr", ora non più "assemblatore" ma "costruttore di automobili totalmente Made in Italy, di fatto il secondo costruttore italiano di automobili in grado di dare nuovo impulso al mondo del lavoro in Italia".

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