Sicilia, Cronaca

Gli affari di Zamparini nel mirino delle cosche

Il nuovo stadio e l'ipermercato dell'imprenditore facevano gola alla mafia di San Lorenzo, che agiva attraverso Giovanni Li Causi, titolare del bar al Barbera

PALERMO. Gli affari del patron del Palermo calcio Maurizio Zamparini facevano gola alla mafia: il denaro "mosso" dall'imprenditore friulano - per la realizzazione del nuovo stadio e per la costruzione di un mega centro commerciale "il più grande d'Europa", commenta un mafioso intercettato - aveva accesso l'interesse della cosca di San Lorenzo e del suo capo, il boss Giulio Caporrimo.
Come emerge dall'indagine dei carabinieri che ha portato al fermo di 16 presunti esponenti del mandamento di San Lorenzo- Resuttana, il capomafia cercava di mettere le mani sugli appalti per la realizzazione dello stadio e sull'assegnazione degli spazi commerciali a negozi di suo gradimento nel futuro ipermercato attraverso Giovanni Li Causi.
Li Causi, tra i fermati dai carabinieri, è titolare del bar che si trova nell'attuale stadio di calcio di Palermo e aveva una serie di conoscenze nell'entourage di Zamparini. Attraverso l'autista del presidente, ad esempio, era riuscito a parlare con Giovanni Lazzari, responsabile per l'imprenditore della gestione del centro commerciale. Diverse intercettazioni provano i contatti tra Li Causi e Lazzari: il mafioso cercava di fare assegnare gli spazi nei locali dell'ipermercato a negozi "amici". Come quello del commerciante La Rosa, titolare di numerose rivendite di articoli sportivi a Palermo.
"Li Causi - scrivono i magistrati - era incaricato di curare gli interessi e le aspettative di utilità economiche e di molteplici vantaggi da parte di Cosa Nostra nei confronti delle legittime attività imprenditoriali esercitate da Zamparini; e più specificatamente di concretizzare, sotto il profilo economico, l'esercizio di alcune delle attività legate alla 'competenza territoriale' mafiosa vantata Caporrimo, attraverso l'individuazione di una serie di specifici affari utili per il conseguimento degli scopi dal sodalizio mafioso in quel preciso momento storico e nel contesto economico sopra delineato".
Caporrimo arriva a pretendere anche di gestire la distribuzione dei biglietti omaggio per lo stadio mostrandosi infastidito che Li Causi decidesse a quali famiglie mafiose assegnarli.  Le mire del boss emergono anche dalle dichiarazioni di un imprenditore, Francesco Claudino, che racconta agli investigatori di essere stato avvicinato dal capomafia. "Mi disse - racconta Claudino - che sarei stato contattato per ricevere un lavoro grosso per la realizzazione del nuovo stadio e che io avrei dovuto accettare questo lavoro e poi suddividere parte di questi lavori ad aziende che mi avrebbe comunicato in seguito lo stesso Caporrimo, specificando che si sarebbe trattato di aziende perfettamente lecite. Gli risposi che non mi sembrava realizzabile quello che lui mi diceva e che questo cose non si possono fare, ma lui insisteva più volte dicendomi di non preoccuparmi".

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