Rischi e allarmi, un contesto indecente

Gli aggiornamenti del Pai, il Piano di Assetto Idrogeologico, procedono con lentezza e si affidano, prevalentemente, alle segnalazioni dei sindaci i quali si affidano, prevalentemente, alla rassegna stampa su frane e smottamenti

Il capo della Protezione civile ha detto che a Saponara la tragedia era imprevedibile alla luce delle informazioni di cui si disponeva sul grado di rischio della zona. Alla Regione hanno ammesso che nè Saponara nè Barcellona rientravano tra le aree "candidate" al disastro. Imperizia? Distrazione? Macché: burocrazia. Gli aggiornamenti del Pai, il Piano di Assetto Idrogeologico, procedono con lentezza e si affidano, prevalentemente, alle segnalazioni dei sindaci i quali si affidano, prevalentemente, alla rassegna stampa su frane e smottamenti, su proteste e lettere al direttore. E tutto finisce in un ufficio con una decina di "effettivi" e una quarantina di precari col contratto in scadenza tra pochi giorni. Ma può essere mai? Possiamo continuare ad offrire un contesto così indecente ai rischi e agli allarmi che la cronaca ci racconta? È questa la risposta che si intende dare al Presidente della Repubblica quando ci sollecita ad agire sulla prevenzione? È questo il livello di conoscenza del territorio sul quale applicare la misura ipotizzata dal neoministro per l'Ambiente di svuotare gli insediamenti produttivi e urbani che ricadono nelle zone ad alto rischio?
Siamo lì col cappello in mano davanti a tre bare e al coro dei racconti delle poche ore di apocalisse. Tuttavia la tragedia può azzannare i cuori ma non il cervello e la capacità di giudizio. E la sconfortante conclusione cui si giunge è che nessuno può chiamarsi fuori e dichiararsi solo innocente. Con tutto il rispetto per chi ha subito lutti e distruzioni.
Sul giornale di ieri era sufficiente leggere i titoli per rendersi conto del contesto in cui ci stiamo muovendo. Il ministro dell'Ambiente Corrado Clini si è impegnato ("Monti è d'accordo") a sbloccare i fondi stanziati a suo tempo per Giampilieri: 160 milioni di euro. Bene, benissimo. Ma questo vuol dire che in un anno quei soldi non si è stati capaci di spenderli. Quindi male, malissimo.
Di questo nostro disgraziato territorio non sappiamo abbastanza e abbiamo visto perché. Ma non basta neanche prendersela con il governo della Regione e con quello nazionale. I sindaci hanno grandi responsabilità nel degrado del territorio non fosse altro per non riuscire a resistere all'agitarsi spesso contraddittorio di interessi di campanile o perché incapaci di contrastare certi integralismi ambientalisti. E la gente? La povera gente, quella in prima linea davanti (e sotto) le frane? Anche loro: hanno costruito abusivamente sotto le montagne, lungo le sciare di fuoco dei vulcani, lungo le coste friabili. E non ecomostri di rapaci capitalisti, ma casette da "common people" o "villini" ameni. Percorsi individuali decisi sotto gli occhi di tutti, sindaci compresi, e quasi mai contrastati. Ma che, quando qualcuno ha provato a parlare di licenze edilizie, hanno trovato momenti di unificante solidarietà solo nelle richieste di veloci e indistinte sanatorie cui lo Stato ha mostrato di essere, peraltro molto sensibile. Specialmente in tempi di elezioni o per fare cassa.
Come si fa a parlare di prevenzione? Svuotare le aree a rischio? Certo, di fronte ai morti, non c'è durezza di provvedimento che debba fare tentennare. Ma quando i fiori sulle tombe saranno appassiti cominceranno i blocchi stradali per sbarrare il passo ai tecnici della protezione civile, della Regione e dei ministeri che cercheranno di delimitare queste aree da svuotare anche portando doni ed incentivi. Naturalmente i livelli di responsabilità sono diversi. Chi ha il potere istituzionale per decidere anche per gli altri ne ha sicuramente di più rispetto a chi alza quattro muri senza chiedersi dove sta posando la sua casa. Ma resta il fatto che, terremoti a parte, i fiumi non si deviano da soli e trovano nell'alveo dell'indolenza una via sicura per finire nel mare dell'indecenza.

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