Al Massimo dall'Habanera a Bella Ciao

Una rappresentazione nella rappresentazione: si va all’Opera per l’attesissima Carmen, del regista Calixto Bieito, tra lo sfarzo della prima e le tende della resistenza studentesca

PALERMO. Dal secondo atto in poi, la Carmen di Calixto convince di più. Spettacolare l’allestimento: tagli di luce che si servono all’emozione della scena, ammorbidiscono le figure dei personaggi, trascinando lo spettatore dentro la magia dell’opera di Bizet; chiaroscuri che si alternano alla tensione e al ‘rilascio’ amoroso, quali strumenti registici necessari. L’imponente sagoma del toro campeggia sulla scena; con le sfumature di rosso e la bandiera spagnola rimanda alla volontà del regista catalano di sottolineare i caratteri andalusi. Ma è la bionda Carmen a non convincere gran parte del pubblico, che si ritrova a chiacchierare a luci accese durante la pausa, a metà tra i quattro atti, di come la russa Elena Maximova sia forse poco adatta a interpretare il ruolo di una sensuale gitana. È forse proprio il carattere gitano di quella parte dell’opera che è sussurrato sulla scena.


La Maximova non appare per nulla algida: bionda sì, ma anche sensuale capace di rendere il carattere irriverente, forte e talvolta ‘diabolico’ di una Carmen colpita a morte dall’amante provato. Con l’apertura del terzo atto, il pubblico torna a sussultare; questa volta, però, per il nudo in scena, dimostrando talvolta il carattere perbenista dei melomani. Per Calixto, infatti, non è la prima volta (ricordiamo nel Wozzeck di Berg), e non è neppure il primo ad aver operato questa scelta: il ben più temerario regista Johann Kresnik durante la rappresentazione de ‘Il Ballo in Maschera’ di Giuseppe Verdi mise in scena 35 figuranti completamente nudi. Immerso in un’oscurità bluastra, la sagoma di un giovane uomo, un soldato, si staglia alla sinistra della scena e pian piano inizia a spogliarsi sino a rimanere completamente nudo, vestito di sola musica, imitando le gesta sensuali di un torero che espone la propria virilità. La luce è efficace, mette in risalto il corpo asciutto e la muscolatura perfetta, un corpo tamburo su cui il giovane batte il tempo della Corrida. L’opera prosegue in crescendo: ottima l’interpretazione di Marcello Giordani (Don Josè) e Samuel Youn (Escamillo), bravissima Alexia Voulgaridou nel ruolo di Micaela. È anche il pubblico a pensarlo, taluni alzandosi in piedi, applaudendo per diversi minuti gli attori. E poi è anche la volta di Calixto Bieito, o meglio del suo assistente Juan Antonio Rechi che circondato da Carmen, Escamillo, Micaela e gli altri personaggi, riceve il suo grazie dal pubblico palermitano.



E dal Coro della Carmen si svolta su quello degli studenti fuori dal teatro. Accampati ormai da tre giorni in piazza Verdi, davanti l’ingresso del solenne Teatro che li guarda benevoli, ragazzi di ogni età, studenti organizzati in una colorata tendopoli ‘della resistenza’, fasciata da striscioni che inneggiano a Marx e al Capitale, richiamano l’occupy degli Indignados d’Oltralpe, scagliando frasi contro il Governo tecnico di Monti, e accompagnando l’ingresso su tappeto rosso di chi si apprestava alla prima della Carmen. Suggestivo, perché no, il contrasto creatosi al termine dell’opera, quando la sfilata di dame e signori vestiti di tutto punto attraversavano, obbligatoriamente, il presidio di ragazzi intenti a cantare ‘Bella Ciao’, mescolati alle voci di chi intanto alternava frasi contro il capitalismo, la ‘minaccia Monti’ come uomo delle lobby bancarie, o il solito invito a ‘indignarsi’. C’è anche chi adagiato su un divano piazzato proprio davanti l’ingresso del Teatro chiacchiera con gli amici, chi cucina verdure e carne alla griglia o prepara nuovi striscioni. Una rappresentazione nella rappresentazione. E alla domanda quando cesserà questo presidio (iniziato il 17 novembre scorso, alla fine del corteo che aderiva allo sciopero generale indetto da Cobas, Cub e Alba), mi rispondono sorridendo: «Non è la cosa di cui al momento si discute».

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