Mafia di Carini, così il boss comandava da casa

Tutto il vicinato garantiva copertura totale a Passalacqua. Persino i bambini erano stati addestrati per segnalare la presenza delle forze dell'ordine. Ogni movimento sospetto veniva comunicato

PALERMO. Dalla sua casa-fortino, nel centro del paese, l'anziano padrino, Calogero Passalacqua, dettava gli ordini per comandare a Carini e dintorni. Passalacqua, tornato un Sicilia nel 2007, dopo un decennio trascorso in carcere per reati di mafia, si sarebbe messo alla testa di un esercito di uomini fidati. Era agli arresti domiciliari per motivi di salute.
Ventuno persone sono state raggiunte da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, firmate dal procuratore aggiunto della Dda, Antonio Ingroia, e dai sostituti Laura Vaccaro, Marcello Viola, Francesco Del Bene. Le indagini sono state condotte dai carabinieri del reparto territoriale, guidati dal colonnello Giuseppe De Riggi, e della compagnia di Carini.
Passalacqua, soprannominato 'Battista i santa', alleato dei corleonesi, ha voluto accanto a sé coloro che ne avevano coperto l'ultima parte della latitanza e che con lui erano stati arrestati in Toscana. Con il suo arrivo la cosca ha voltato pagina. Niente pizzo ai piccoli commercianti, già vessati dalla crisi. Ci si concentra così sui grandi cantieri, privati e pubblici. Gli imprenditori vengono avvicinati, senza far fare troppo rumore.
La base operativa della famiglia mafiosa era la pescheria di Vito Caruso, al bivio Foresta di Carini. Era stata trasformata in centrale dello spaccio di droga e luogo d'incontri tra i mafiosi. Qui le donne dei carcerati si rifornivano di pesce. Senza pagare, naturalmente. Tra i più assidui frequentatori della pescheria c'era Giuseppe Evola. Seguendo lui, i carabinieri sono arrivati fino al 'padrino'. L'abitazione di Calogero Passalacqua è stata riempita di telecamere. Più che una casa era un fortino, all'incrocio tra via Manganelli e via Cangialosi, nel cuore del paese.
Tutto il vicinato garantiva copertura totale a Passalacqua. Persino i bambini erano stati addestrati per segnalare la presenza delle forze dell'ordine. Ogni movimento sospetto veniva segnalato. Tra i più assidui frequentatori della sua casa c'erano Gianfranco Grigoli, vecchia conoscenza del 'padrino' di Carini, e Salvatore Sgroi, suo genero, nonché sorvegliato speciale per reati di droga. Sarebbero stati la sua 'longa manus' nel territorio, assieme a Vito Failla.
Del vertice operativo della famiglia farebbe parte anche la figlia del 'padrino', Margherita. La donna avrebbe dimostrato di essere la diretta referente delle strategie del padre. Sapeva come comportarsi. Aveva la rudezza dei maschi: "Se tu pensi di prendere per il... gli ho detto un cristiano che ha due anni che é agli arresti domiciliari, tu hai sbagliato numero di casa... Ti vai a impiccare gli ho detto, voglio tutti i soldi questa settimana, perché ti finisco, da femmina e buona ti alzo uno schiaffo ti sconzo... qua...". E ancora: "... se io devo decidere... le persone non devono capire... nie... lei arriva e comanda lei, suo padre non passa e non conta più... giusto a papà... giusto è... oh... alle persone gli dico... senti qua prima... gli dico, voglio la risposta di mio padre io, perché é buono che la padrona sono io gli dico, però io senza... se non... ho il consiglio di mio padre... non me lo vado a fare".
E' capitato così di ascoltare il resoconto che la donna faceva al padre di un incontro avuto con un imprenditore: dice "perché non vorrei, io non so come funziona, non vorrei che appena sono qua qualcuno mi viene a disturbare..." ... dice, "se la signora gli dice che è tranquilla dice, ....che è tranquillo qua, lei può stare sicuro...".
Margherita aveva la forza dell'intimidazione mafiosa, scrivono i pm, di un "uomo d'onore": "Ma papà, lo sai qual é il problema?... che noi ci facciamo troppa pietà degli altri... E gli altri pietà di noi non se ne sono fatti mai e allora oggi rispondo al contrario, non ho pietà per nessuno...".

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