I privati e il futuro di Palermo

I progetti di Confindustria per cambiare il volto della città. Ma tocca al pubblico, però, creare le condizioni perchè ciò possa avvenire, in armonia con le norme e in tempi che non straripino nel biblico

La Palermo di un ipotetico e agognato futuro era ieri tratteggiata e stilizzata nei plastici adagiati sul palco del Politeama. E 24 ore prima era stata proiettata sullo scenografico prospetto dello stesso teatro. La firma era quella di due architetti genovesi, l’ispirazione - un po’ visionaria, forse un po’ illusoria - quella dell’associazione degli industriali. Che ha così voluto mandare un messaggio chiaro a chi sarà chiamato a governare la città dopo il rompete le righe dell’attuale sindacatura/consiliatura, avviata a una stanca e ingloriosa uscita di scena: l’imprenditoria privata ha le idee, ha le risorse, ha voglia di lavorare a una Palermo che esca dal suo apatico e miope conservatorismo urbanistico e infrastrutturale. Tocca al pubblico, però, creare le condizioni perchè ciò possa avvenire, in armonia con le norme e in tempi che non straripino nel biblico. Intendiamoci, non tutto quanto illustrato ieri da Confindustria (e qualche giorno fa dall’associazione degli edili) potrà passare dal plastico ai cantieri.

Forse qualcosa - o più di qualcosa - potrà restare solo mera utopìa. Nè per cambiare Palermo basterà solo un giorno, come da slogan di rito per l’happening del Politeama. Ma non è certo con perplessità e levate di spalle a priori che si può gettare uno sguardo costruttivo sul futuro. Di sicuro c’è che la prossima amministrazione - come l’uscente in questa sua lunga e tormentata fase finale - dovrà fare i conti con risorse pubbliche sempre più ridotte all’osso e con la necessità di attivare nuovi canali lungo i quali far scorrere linfa vitale per progettare una città che cresca e si evolva, senza limitarsi a gestirne l’esistente o, peggio ancora, contingenze ed emergenze.
Zamparini, uno che non le manda mai a dire, ieri ha puntato il suo accusatore dito friulano contro la burocrazia che si fa lentocrazia. La platea traboccava anche di politici e amministratori, uscenti e papabili, candidati e candidabili. Non farne solo una mera passerella sarebbe già un buon passo avanti. Per una Palermo da troppo tempo ferma ai box.

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