Omicidio Fragalà, ora l'inchiesta punta su tre persone

Dopo le dichiarazioni della nuova pentita, sarebbero indagati il presunto boss di Porta Nuova Tommaso Di Giovanni e almeno altre due persone legate alla sua cosca. I familiari del penalista non credono al movente passionale

Sicilia, Cronaca

PALERMO. Il presunto boss di Porta Nuova Tommaso Di Giovanni e almeno altre due persone legate alla sua cosca sarebbero indagati per il delitto di Enzo Fragalà, l'avvocato ucciso a sprangate, davanti al suo studio, a febbraio del 2010 a Palermo. L'indiscrezione è collegata alle dichiarazioni di una nuova pentita di mafia, Monica Vitale, che ha raccontato agli investigatori che il penalista avrebbe pagato con la vita un comportamento poco rispettoso con la moglie di un boss detenuto, cliente del legale. La donna avrebbe riferito le circostanze al marito che le avrebbe indicato a chi rivolgersi per punire l'avvocato.         
La spedizione sarebbe stata ordinata del presunto capo mandamento di Porta Nuova, Tommaso Di Giovanni, indicato come mandante, ed affidata a due "picciotti" della cosca accusati di essere gli esecutori materiali. La pentita sostiene che il boss avrebbe sollecitato solo un pestaggio "esemplare", sfociato però nell'uccisione del penalista. I magistrati valutano con grande prudenza le dichiarazioni della pentita. Non credono invece al movente passionale i familiari del legale. "Purtroppo dobbiamo subire anche questo - dice la figlia Marzia Fragalà, intervistata dal Giornale di Sicilia - Sicuramente vogliono denigrare la sua memoria. Su di lui se ne sono dette di tutti i colori. La mia impressione è che ci sia chi mesta nel torbido e crea solo confusione".

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