Monti verso l'incarico, Napolitano: risposta all'altezza

Le consultazioni non sono ancora cominciate, ma il capo dello Stato starebbe già tessendo una rete di protezione per giungere rapidamente all'incarico per l'economista, oggi convocato al Quirinale

ROMA. Le consultazioni non sono ancora cominciate, ma Giorgio Napolitano sta già tessendo una rete di protezione per giungere rapidamente all'incarico di Mario Monti. Serpeggia infatti in Europa il sospetto che la Francia stia lavorando ad una sorta di euro a due velocità che potrebbe declassare l'Italia in serie B.
E' forse anche per questo motivo che il capo dello Stato ha ribadito che il nostro Paese sarà all'altezza dei compiti che gli sono richiesti dall'Unione europea. La telefonata con Barak Obama e il lungo incontro con Monti al Quirinale si inseriscono nello stesso quadro di tensioni globali. La sorte dell'Italia non è neutra né per l'Europa né per gli Stati Uniti. Un suo declassamento porterebbe con ogni probabilità a un collasso della moneta unica: un dramma il cui costo è stato calcolato da José Manuel Barroso nel 50 per cento del Pil di ciascuno Stato membro dell'eurozona. La crisi insomma è in pieno svolgimento.
L'ipotesi di un governo Monti (il quale parla di lavoro enorme da fare, di riforme strutturali, di stop ai privilegi) è stata ben accolta dai mercati (con lo spread sceso anche sotto quota 500) ed è stata implicitamente incoraggiata da Angela Merkel. Ma c'é pochissimo tempo, come ripete infaticabile Napolitano, e certe notizie che rimbalzano da Roma - come il surreale totoministri che sarebbe in corso a Montecitorio - rischiano di comprometterne il cammino, restituendo l'immagine del solito teatrino politico.
Silvio Berlusconi può giocare in questo momento una parte non secondaria nell'operazione salvataggio. Assediato dai falchi delle urne (annidati soprattutto tra gli ex An), ha tuttavia inviato a Monti un caloroso telegramma di buon lavoro dopo la nomina a senatore a vita: vi si può leggere indirettamente la determinazione a non ascoltare quelle che Giuliano Cazzola definisce "le Erinni della bella morte", a tornare ad assecondare le sue intuizioni senza curarsi delle estenuanti mediazioni tra le molte anime di partito, insomma ad impartire la direzione di marcia. Non a caso il Pdl ha deciso di riunirsi alla fine delle consultazioni, lasciando l'ultima parola al presidente della Repubblica: sottintendendo così che le valutazioni dell'ufficio di presidenza del 2 novembre scorso a favore delle elezioni anticipate saranno riviste. Certo, il Cavaliere ha anche il problema di scongiurare l' implosione della creatura da lui creata. Un partito avviato sui binari della piena democrazia interna, assicura Angelino Alfano, che discute apertamente prima di decidere ma che poi accetta le decisioni assunte a maggioranza. Se fosse stato così fin dall' inizio, rimprovera Gianfranco Fini, forse le cose potevano andare in modo diverso.

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