"Non c'è la prova dell'estorsione": ecco perché fu assolto Dell'Utri

Le motivazioni della sentenza d'appello al processo sulle minacce all'imprenditore trapanese Garaffa, ex patron della squadra di pallacanestro

MILANO. Marcello Dell'Utri ha "mobilitato 2 mafiosi del calibro di Virga e Buffa" per "convincere" l'imprenditore Vincenzo Garraffa, ex patron della Pallacanestro Trapani, "a rispettare l'impegno", una restituzione di soldi nell'ambito di una sponsorizzazione, ma  non è stata "raggiunta la prova" che la "visita" dei due all'imprenditore fosse "idonea ad incutere timore". Lo scrive la Corte d'Appello di Milano nel motivare l'assoluzione del senatore e di Virga, accusati di tentata estorsione.
Dell'Utri e Virga, boss del mandamento di Trapani in carcere per fatti di mafia, sono stati assolti, lo scorso 20 maggio, dalla prima Corte d'Appello di Milano con la formula "perché il fatto non sussiste". L'assoluzione era arrivata dopo quattro processi, tra primo e secondo grado, e due annullamenti di sentenze da parte della Cassazione. E ora si andrà di nuovo davanti alla Suprema Corte, perché la procura generale di Milano farà appello. E lo farà certamente la parte civile, ovvero l'imprenditore e medico Garraffa, assistito dall'avvocato Giuseppe Culicchia. Secondo la ricostruzione dell'accusa, infatti, il medico nel '91 aveva ottenuto una sponsorizzazione per la societa' di pallacanestro di circa un miliardo e 700 milioni di lire, a lui versati attraverso Publitalia, guidata all'epoca da Dell'Utri. Stando sempre all'accusa, poi, un funzionario dell'azienda avrebbe chiesto a Garraffa di restituire a Publitalia metà della somma in nero, ma lui si era rifiutato. A quel punto, sarebbe intervenuto Dell'Utri che avrebbe incontrato Garraffa a Milano, dicendogli di avere "uomini e mezzi per farle cambiare idea".
Sempre secondo l'accusa, uno di quegli uomini sarebbe stato il boss Virga (difeso dall'avvocato Giovanni Palatini), che mesi dopo sarebbe andato dal primario per minacciarlo. I giudici, però, nelle motivazioni spiegano che "il quadro probatorio acquisito (...) non consente di considerare raggiunta la prova, aldilà di ogni ragionevole dubbio, che la visita incriminata fosse finalizzata ed idonea ad incutere timore e a coartare la volontà" dell'imprenditore "per indurlo al pagamento ingiusto". Il quadro probatorio invece lascia "ampio spazio all'ipotesi alternativa che tale visita avesse rappresentato un tentativo di interposizione mediatoria del Virga non ostile al Garraffa, effettivamente volta (...) ad aggarbare la vertenza insorta tra la persona offesa e Publitalia". Per i giudici si può ritenere poi che Dell'Utri (difeso dagli avvocati Giuseppe Di Peri e Pietro Federico),
abbia "scelto i due personaggi per tentare di risolvere la vertenza non tanto o solo in ragione della loro 'mafiosita'' (...) quanto per la loro intensa precedente e coeva frequentazione 'amicale' con il Garraffa".

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