Borsellino, i 7 scarcerati: ma Scarantino resta in cella

Il falso pentito rimane in prigione per la strage di via D'Amelio, dopo che si è autoaccusato dell'eccidio e ha tirato in ballo dieci persone che, invece, il collaboratore Gaspare Spatuzza ha scagionato. Prima l'ordine di scarcerazione, ora dovrà scontare altre due pene definitive

PALERMO. Non sarà scarcerato Vincenzo Scarantino, il falso pentito in cella per la strage di via D'Amelio che si è autoaccusato dell'eccidio e ha tirato in ballo nella fase preparatoria dell'attentato dieci persone che, invece, il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza ha pienamente scagionato.    La corte d'appello di Catania, che doveva decidere sulla revisione del processo Borsellino, proprio alla luce delle nuove verità raccontate da Spatuzza, ha sospeso l'esecuzione della pena a Scarantino e ad altri sette detenuti per la strage. Sei sono stati scarcerati. Uno resta in cella per scontare altre due pene definitive.    Fino a stamattina sembrava che Scarantino sarebbe stato scarcerato avendo espiato, in base a un primo calcolo, le condanne riportate per altri fatti. Una valutazione che sarebbe dipesa da un errore nel computo dei cosiddetti giorni premiali, corretta dal giudice dell'esecuzione che, in questo caso, è la procura generale di Roma. Si è celebrato, infatti, a Roma l'ultimo processo, per calunnia, in cui il falso pentito era imputato di calunnia.    Secondo il nuovo calcolo Scarantino dovrebbe uscire dal carcere di Torino nel 2014.    La notizia della sua imminente liberazione aveva suscitato molte preoccupazioni negli inquirenti, che avevano ipotizzato anche di organizzargli un servizio di protezione: il rientro a Palermo del falso pentito, colpevole di avere fatto condannare persone innocenti, poteva esporlo alla vendetta delle famiglie di chi è stato in carcere ingiustamente per oltre 15 anni.

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