Palermo, polemica sul quadro religioso tolto a scuola

La decisione della dirigente scolastica di evitare simboli, preghiere e festeggiamenti di ricorrenze cristiane, per garantire parità di diritti tra tutti gli alunni, scatena un vespaio di reazioni. Ma la direttrice tiene duro

PALERMO. La decisione della dirigente scolastica di evitare simboli religiosi, preghiere e festeggiamenti di ricorrenze cristiane, per garantire parità di diritti tra tutti gli alunni, scatena un vespaio di reazioni e polemiche. Il caso scoppia nel plesso Andrea Sole di Borgo Molara, dove molti genitori hanno firmato una lettera in cui chiedono alla nuova dirigente Melchiorra Greco di fare un passo indietro, riposizionare il quadro della Madonna nell'atrio, consentire che i propri figli «mantengano la loro identità religiosa e culturale». Ma la direttrice tiene duro.



Una decisione indotta dalla presenza di un'alunna musulmana, la cui madre ha chiesto che non ricevesse insegnamenti cattolici. Ma tra i presidi le soluzioni adottate sono le più varie. Rosa Maria Rizzo, non credente, dirige la Ferrara a piazza Magione e la Valverde, che hanno il 25% di alunni stranieri, e ha la reggenza della Madre Teresa di Calcutta, in via Maqueda, col 40-45% di stranieri. «L'insegnante di religione progetta le attività col consiglio di classe, dal precetto pasquale al presepe - spiega -. La scuola non chiude per la messa, ma si organizzano attività alternative per gli alunni non cattolici. Vietare le immagini religiose non ha senso, fanno parte della cultura italiana. E' sbagliato negare le diversità». E Pia Blandano, da 18 anni preside dell'Antonio Ugo, alla Zisa, con un 12% di stranieri, ha sempre dato agli insegnanti libertà di decidere se far recitare le preghiere. «I simboli religiosi ci sono, prepariamo il presepe con una connotazione sociale - spiega -. L'associazione Mowgly, che ospitiamo, festeggia la fine del Ramadan. L'unica cosa che ho vietato è la celebrazione della messa a Natale e a Pasqua».



In molti ieri hanno reagito contro la decisione della dirigente dell'Andrea Sole. L'assessore comunale alla Cultura, Giampiero Cannella, sostiene che «l'integrazione non si ottiene così. Chi decide di vivere in Europa sa di incontrare una cultura e una identità precisa, così come farebbe una famiglia cristiana che decidesse di trasferirsi in Medio Oriente». Nunzio Moschetti, consigliere Pdl, annuncia una lettera al sindaco Diego Cammarata e all'assessore Grisafi, perché «intervengano per far revocare questi provvedimenti, ritenendo che si tratta di una decisione fuori luogo e sproporzionata».


Di «deriva laicista» parla il coordinatore regionale di Forza Nuova, Giuseppe Provenzale. In difesa della dirigente, ma chiedendole di fare un passo indietro, interviene l'assessore regionale alla Pubblica istruzione, Mario Centorrino: «La rimozione di simboli religiosi non è difesa della multireligiosità, ma neppure un atto compiuto contro i valori religiosi. Sono sicuro, apprezzando e conoscendo l'azione della preside, che qualunque simbolo religioso nei prossimi giorni troverà nella sua scuola opportuna collocazione». Mentre il consigliere comunale di Un'altra storia, Antonella Monastra, ribadisce che «la scuola è un'istituzione dello Stato e deve dare spazio a tutti. I simboli devono essere di tutti o di nessuno. Da mamma non credente, che non ha battezzato i figli, ho mandato i miei figli alla scuola valdese, perché sapevo che in quella statale avrebbero trovato preghiere e crocifissi».

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