Arresto di Arena, una famiglia dedita alla criminalità

CATANIA. Una 'famiglia' interamente dedita alla criminalità in tutti i sensi quella del boss Giovanni Arena, 56 anni, arrestato dopo 18 anni di latitanza, e inserito nell'elenco delle 30 persone più pericolose tra i ricercati d'Italia dal Viminale. In passato, infatti, sono stati arrestati o fermati anche sua moglie e quattro dei loro figli.    
Ricercato per omicidio, per quale è stato condannato all'ergastolo, Giovanni Arena era sfuggito all'operazione Orsa Maggiore, del dicembre del 1993, contro Cosa nostra. Ma l'organizzazione gli stava 'stretta' e così decise di lasciare la cosca Santapaola, alla quale era affiliato, e passò nel gruppo Sciuto-Tigna alleato del clan Cappello, organizzazione criminale storicamente rivale di Cosa nostra. Al centro del passaggio, sostengono, gli investigatori c'é la gestione del fiorente mercato dello spaccio di droga.    
La 'famiglia' Arena ha uno spessore criminale: diversi suoi componenti sono stati arrestati o sono stati al centro di indagini. Perché, oltre al latitante, in inchieste contro la criminalità sono finiti anche la moglie, Loredana Agata Avitabile, 55 anni, considerata la 'zarina' del 'palazzo di cemento' del rione Librino, ritenuto uno dei centri dello spaccio di droga a Catania, e quattro loro figli: Maurizio, arrestato con l'accusa di omicidio il 15 novembre del 1999; Agatino Assunto, catturato il 28 febbraio del 1999, e il 27 febbraio del 2010 condannato a 10 anni di reclusione per associazione mafiosa; Antonino, arrestato il 26 luglio del 2011 dopo due anni di latitanza e destinatario di quattro ordinanze di custodia cautelare; e Massimiliano, che fu arrestato il 31 ottobre del 2007, e poi rinviato a giudizio, per tentativo di omicidio: con due complici, il 20 dicembre del 2006, avrebbero ferito con un colpo di pistola un metronotte di 52 anni nel tentativo di rubargli l'arma mentre l'uomo era in servizio davanti la guardia medica del rione Librino. Alcuni del gruppo furono coinvolti nell'operazione denominata "Revenge", condotta dalla Squadra Mobile nell'ottobre del 2009, sequestrando armi e sventando la ripresa di una sanguinosa faida mafiosa a Catania.      
Un famiglia anche unita: quando la polizia arrestò il ricercato Antonino Arena, latitante da due anni, una sua sorella si mise in auto inseguendo la pattuglia che lo portava in Questura gridando agli agenti: 'fatelo scendere, fatelo scendere...''.  

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