Arena, i magistrati: protetto dai suoi familiari

A tradirlo la sua voce in un’intercettazione. Aveva addosso una pistola che non ha usato. Dopo la cattura ha detto ai suoi nipoti: "Adesso potete smettere di chiamarmi zio, potete chiamarmi nonno...".

CATANIA. La latitanza di Giovanni Arena è durata 18 anni "per l'eccezionale protezione avuta dalla sua famiglia". Lo hanno affermato i magistrati della Dda di Catania che hanno coordinato le indagini della squadra mobile, il procuratore facente funzioni Michelangelo Patané e i sostituti Iole Boscarino, Francesco Testa e Pasquale Pacifico.    
Il questore Antonio Cufalo e il capo della squadra mobile Giovanni Signer hanno rivelato che il boss, dopo l'arresto, rivolgendosi ai suoi nipoti, ha detto loro: "Adesso potete smettere di chiamarmi zio, potete chiamarmi nonno...". Un sistema, hanno spiegato gli investigatori, per "evitare che qualcuno potesse parlare di lui in maniera diretta". In questi 18 anni, hanno sottolineato, "Arena era completamento scomparso, protetto da un eccellente sistema di sicurezza adottato dalla sua famiglia", composta da moglie e nove figli e diversi nipotini. Una famiglia attenta, tanto che numerose telecamere piazzate dalla polizia per sorvegliare l'abitazione del latitante sono state scoperte e distrutte. Degli operai del Comune che stavano potando delle siepi nella zona sono stati aggrediti da giovani del rione Librino perché sospettavano che stessero piazzando dei sistemi di sorveglianza. La prudenza non era mai abbastanza: in anni di intercettazioni nessuno dei suoi familiari ha parlato di lui o lo ha citato. La moglie, molto prudente, quando la sua auto è stata rimossa per un divieto di sosta prima di tornarne in possesso l'ha fatta 'bonificare' per accertare che non ci fossero microspie nascoste. A tradire Arena é stato il suo tono di voce, basso e inconfondibile che è stato ascoltato in sottofondo durante un'intercettazione nella sua abitazione. A casa ci doveva essere soltanto la moglie e per questo la sezione catturandi della squadra mobile ha fatto irruzione: l'abitazione sembrava vuota, ma in una cassapanca, una sorta di 'bara' hanno spiegato dalla Procura, nascosta all'interno di un'armadio c'é lui. Un piccolo dislivello ha svelato lo strettissimo 'covo' e Arena è stato arrestato. Era in possesso di una pistola calibro 9 con il colpo in canna. Non l'ha usata, e si è consegnato alla polizia: "siete stati bravi...", ha detto. Poi il trasferimento in Questura, con indosso jeans, una maglietta il volto di Homer Simpson, una giubbotto nero e cappello con visiera scuri.

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