Racket, 4 arresti nell'Agrigentino

Blitz fra Realmonte e Porto Empedocle. Le misure riguardano presunti mafiosi dediti all'estorsione. L'operazione, in codice, è stata denominata 'Dna', perché gli arrestati sarebbero direttamente o indirettamente imparentati fra di loro e con alcuni importanti boss di cosa nostra agrigentina

AGRIGENTO. I carabinieri del reparto operativo hanno eseguito, fra Realmonte e Porto Empedocle, nell'Agrigentino, quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere firmate dal gip del tribunale di Palermo, Fernando Sestio, e richieste del sostituto procuratore della Dda Rita Fulantelli.
Le misure riguardano presunti mafiosi dediti all'estorsione. L'operazione, in codice, è stata denominata 'Dna', perché gli arrestati sarebbero direttamente o indirettamente imparentati fra di loro e con alcuni importanti boss di cosa nostra agrigentina.
Secondo gli investigatori i quattro arrestati, avvalendosi della forza di intimidazione derivante dalla loro appartenenza al mandamento mafioso capeggiato dall'ex latitante Gerlandino Messina, pretendevano di imporre chi dovesse lavorare nelle imprese di carpenteria metallica, all'Italcementi di Porto Empedocle e in un noto ristorante di Realmonte. Estorsioni a tutti gli effetti che hanno portato in carcere, con l'accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso, FILIPPO FOCOSO, 41 anni, di Realmonte, fratello del killer pluriergastolano Joseph, arrestato il 13 luglio del 2005 nella regione tedesca Land-Saar, nonché cugino di Pasquale Salemi che è stato il primo pentito della mafia Agrigentina, figlio di Giuseppa Nicosia, la cugina della madre di Gerlandino Messina; DOMENICO SEDDIO, 38 anni, di Porto Empedocle, cugino dei Romeo; SALVATORE ROMEO, 52 anni, di Porto Empedocle, imparentato con Maurizio Romeo che è stato arrestato il 10 novembre del 2010 in quanto esattore del pizzo per conto del boss Gerlandino Messina; e FRANCESCO LUPARELLO, 37 anni, di Realmonte, la cui moglie è cugina di primo grado di Focoso ed imparentato, in via indiretta, anche con Gerlandino Messina, capo provincia di Cosa Nostra Agrigentina, arrestato il 23 ottobre dello scorso anno a Favara dopo quasi 12 anni di latitanza.
A contribuire alle indagini dei carabinieri del reparto operativo, coordinati dal maggiore Salvo Leotta, anche i racconti delle vittime delle estorsioni che hanno ammesso "d'aver dovuto fare dei favori, assumendo le persone che venivano consigliate".

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