Sicilia, Politica

Berlusconi strappa l'intesa con la Lega, ma resta il no sulle pensioni

Il premier vola a Bruxelles. Bossi: "Ora vediamo cosa dice l'Europa". Ma il rischio crisi è concreto

ROMA. Un'intesa fragile fragile con la Lega accompagnerà Silvio Berlusconi nel suo viaggio a Bruxelles, preceduto dall'arrivo in Ue di un documento 'minimal' che il premier ancora non ha spedito, nonostante gli avvertimenti dell'Europa: "avete solo 24 ore". "Il governo rischia, le pensioni non si toccano", punta i piedi ancora a sera Umberto Bossi, dopo una giornata di ostinato mutismo da parte di tutti i colonnelli del Carroccio.
Un accordo comunque al ribasso viene scritto durante il vertice di maggioranza dal premier al quale il Senatur si guarda bene dal prendere parte. Per la Lega le pensioni di anzianità non si toccano e su quelle di vecchiaia non sono possibili che minuscoli aggiustamenti. L'intesa tra Berlusconi e Bossi si regge piuttosto sulla comune volontà di controbattere punto per punto all'Europa, spiegando con fierezza che l'Italia ha già fatto abbastanza, ha un sistema previdenziale sostenibile e assai più stabile di quello altri partner europei che non hanno alcun diritto di metterci dietro alla lavagna.
Per tutto il giorno il premier ragiona sul modo di tenere insieme i veti di Bossi con le attese di impegni sulla crescita dell'Europa. L'intesa è scritta sulla sabbia e l'ipotesi che il governo possa cadere è più che concreta, come ammette
sconsolato lo stesso ministro Altero Matteoli. In molti, nella maggioranza, si convincono che le prospettive di una crisi ci siano tutte. "La Lega aspetta che a bocciare Berlusconi sia l'Europa per poi aprire la partita vera, quella della crisi", confida un ministro pidiellino.
"Ora vediamo cosa dice l'Europa", dice infatti a sera il Senatur, dopo aver ripetuto per tutto il giorno che "Quello dell'Europa è un colpo contro Berlusconi". Intanto, a tutti gli esponenti della Lega viene chiesto di cancellare comparsate
in tv. Bossi è poi esplicito sull'ipotesi di governi di salvezza nazionale per fare le riforme: "Noi non li sosteniamo", dice chiudendo a chi parla di un esecutivo Schifani o di un governo Letta. Per tutto il giorno si rincorrono voci su una spaccatura nel Carroccio tra i fedelissimi di Bossi, preoccupati che staccando la spina non si vada al voto con il 'porcellum' ma ci si trovi di fronte ad un governo tecnico per le riforme, ed i seguaci di Roberto Maroni, assai più propensi a staccare la spina anche se si dovesse arrivare ad un governo di salvezza nazionale, che consentirebbe al Carroccio un anno di robusta campagna elettorale sventolando la bandiera della difesa delle pensioni. Tanto che Maroni passa buona parte del suo tempo, oggi, chiacchierando con i leader del Pd, da Pierluigi Bersani ad Enrico Letta.
Il Capo dello Stato Giorgio Napolitano si sgola intanto sostenendo che governo e Parlamento "devono compiere tutte le scelte necessarie e definire le decisioni annunciate". E a sera, il segretario del Pdl Angelino Alfano, si sforza di vedere tutto rosa dal bianco salotto di Bruno Vespa, a 'Porta a Porta'. "Speriamo di aver individuato con la Lega un punto di equilibrio in grado di dare risposte all'Europa anche sulle pensioni - dice -. Anche oggi si è dimostrato che tiene il rapporto fra due partiti che assicurano stabilità e riforme al Paese. L'unità si è raggiunta con la decisione di rispondere puntualmente all'Europa con le cose fatte e con le cose che intendiamo fare per la stabilità dei conti e un tasso di crescita il più alto possibile".

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