Armao: "La Regione deve a Roma un miliardo di euro"

Una cifra record e mai vista nella storia della Sicilia: "Il totale è 3,4 nei prossimo tre anni - spiega l’assessore all’Economia - e ci sono anche le esposizioni, ma stiamo lavorando sodo per riuscire ad appianare questa crisi"

PALERMO. Un miliardo da pagare, cifra da record e mai vista nella storia della Sicilia, è quanto la Regione deve dare a Roma. «E oltre al miliardo fisso da sborsare ogni anno, per la precisione 3,4 nei prossimi tre anni - spiega l’assessore all’Economia Gaetano Armao - ci sono anche le esposizioni: i mutui trentennali per un ammontare di cinque milioni di euro, contratti con la Cassa depositi e prestiti per pagare le spese della sanità 2004-2008». Una marea di rosso sulla quale naviga la crisi siciliana 2011. C’è comunque un dato positivo, ed è l’approvazione in giunta del bilancio e della legge finanziaria: «Siamo la prima Regione, la più sollecita - afferma l’assessore Armao - nella speranza che questo sforzo sia accompagnato da una rapida discussione in Ars per dare all’economia siciliana le giuste risposte».
Un bilancio che parte con le palle ai piedi, cosa prevede per fronteggiare la crisi?
«Intanto prevede una spesa corrente di 15.229 milioni di euro, con il calo di -6,5% rispetto all’anno scorso quando era di 16.278: ci attestiamo al livello più contenuto mai raggiunto dal 2001 (15.552 milioni), mentre nel decennio gli investimenti sono più che raddoppiati».



Come sarà possibile trovare quel miliardo?


«Dobbiamo spendere di meno e meno di tutti gli altri, perchè questo miliardo è il sacrificio più alto fra tutte le regioni. La Sicilia lo contesta perchè avrà effetti recessivi, porterà anche a una minore raccolta dei tributi, abbiamo già interpellato la Corte costituzionale, intanto stiamo avviando alcune misure che aiuteranno la crescita e gli investimenti».



Fra queste c’è il credito di imposta, che gli industriali con il loro presidente Ivan Lo Bello sollecitano da due anni?


«Il credito di imposta certamente, sul quale non ci sono stati ritardi da parte nostra ma solo difficoltà di tipo nazionale. Ma a questa misura di credito che sarà operativa da subito se ne affianca un’altra rivolta alle donne e ai giovani fra 18 e 40 anni: se avvieranno una iniziativa imprenditoriale saranno esentati dall’Irap per cinque anni».



E per richiamare imprese in Sicilia?


«Attrazioni fiscali, niente Irap alle imprese non siciliane che vengono qui, avranno l’esenzione fino a 200.000 euro nel triennio».



Quali effetti si attendono dal credito d’imposta che premia coloro che investono e assumono? Fra l’altro sul credito conquistato con il clic day - chi arriva prima con il mouse all’alba del 3 novembre - non è d’accordo l’assessore alle Attività produttive Marco Venturi.


«C’è una legge che lo prevede e va applicata. Fra l’altro mentre Confindustria espelle gli associati che pagano il pizzo, il credito d’imposta non verrà concesso a chi non si impegna nero su bianco a segnalare eventuali pressioni estortive».



Quali sono i vantaggi del credito d’imposta?


«Per il primo anno si prevede l’incremento degli investimenti del 3,2%, il pil in aumento dello 0,4% e l’occupazione cresciuta di circa 3.600 unità pari allo 0,2%».



Resta sulle manovre economiche del governo il giudizio sospeso degli industriali che parlano di occasione mancata: non sarebbe riuscito ad invertire un modello sviluppo basato sulla redistribuzione delle risorse pubbliche.


«Il governo siciliano ha rispettato il patto di stabilità nella sanità, nel settore dell’energia, nella legalità, ha ridotto da 34 a 14 le società partecipate ma è l’innovazione la via d’uscita dalla crisi siciliana e quante imprese hanno innovato?»



Anche gli studi economici delle banche sottolineano, con il responsabile Sicilia di Unicredit Roberto Bertola, l’insufficienza dell’export nell’Isola.


«Cito i dati della Fondazione Res: nei primi sei mesi del 2011 le esportazioni sono cresciute».



E i record negativi? Il carico dei dipendenti regionali che pesano sulle casse cinque volte rispetto alla Lombardia, il precariato considerato ”follia collettiva“ dagli stessi sindacalisti, dal segretario regionale della Cisl Maurizio Bernava?


«Il peso dei dipendenti regionali è una mistificazione, in Sicilia hanno decine di compiti in più rispetto a quelli della Lombardia. Tra soprintendenze, musei, parchi archeologici, geni civili, uffici del lavoro, corpo forestale, uffici della motorizzazione, oltre 10.000 dipendenti sono impegnati in compiti che in Lombardia vengono svolti dal personale statale, con uffici, beni strumentali e risorse finanziarie a carico dell´erario».



E la legge della Regione Sicilia che ha stabilizzato 4.800 precari?


«L’Ars ha approvato una legge che ha sanato la posizione di gente che da decenni lavorava nella pubblica amministrazione affrancandola dal gioco delle proroghe».

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