Imprese siciliane verso il tracollo

L'allarme da Confindustria e Aiop. Ritardi nei pagamenti e crediti difficili le difficoltà maggiore. "La Regione deve alla sanità privata, ad esempio, 148 milioni di euro"

PALERMO. La crisi, per gli imprenditori, è dovuta anche ai ritardi della pubblica amministrazione nei pagamenti. Lanciano l'allarme Confindustria e Aiop Sicilia, le associazioni degli industriali e dell'ospedalità privata. Lentezze "eccessive" che stanno portando al collasso finanziario i settori che affidano alle commesse pubbliche una "quota rilevante della loro attività".


Ritardi che stanno mettendo in crisi il sistema delle piccole e medie imprese, frenando ogni ipotesi di sviluppo. In particolare, il comparto della sanità accreditata dalla Regione vanta un credito che ammonta a circa 148 milioni di euro, a causa delle more nei pagamenti che superano i 180 giorni.



«In una fase economica e finanziaria incerta come quella che stiamo attraversando - spiegano il presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello e il presidente regionale dell'Aiop, Barbara Cittadini - anche le amministrazioni pubbliche e in primo luogo la Regione devono mettere in atto ogni azione e misura idonea affinché le imprese possano continuare ad operare sul mercato, senza vedere compromessa la continuità dei servizi e il regolare pagamento dei compensi ai lavoratori». Per la Cittadini la sanità accreditata rischia il «collasso finanziario»: «A causa della mancanza di liquidità, giunta in questi giorni a livelli allarmanti, si è molto vicini ad un vero e proprio default del comparto». A rispondere all'appello dell'Aiop è l'assessore regionale alla Salute, Massimo Russo, che non nasconde le sue preoccupazioni: «L'Aiop ha ragione, ma c'è un serio problema di liquidazione, perché lo Stato non ha dato alla Regione 600 milioni, mettendo in crisi il sistema dei pagamenti».



Ad accrescere le preoccupazioni degli industriali siciliani è la "stretta creditizia" delle banche sempre meno disponibili a concedere prestiti. Difficoltà di accesso al credito, tassi elevati e mancanza di denaro liquido rendono ancora più critica la condizione delle aziende. In questa situazione, spiegano gli industriali, le imprese sono strette in una morsa, perché oltre a non fare nuovi investimenti, ritardano a pagare i loro fornitori. Insomma, un meccanismo a catena che si ripercuote sui lavoratori. Per Confindustria e Aiop «le aziende da un lato sono costrette a restituire alle banche il credito in tempi sempre più brevi e dall'altro non sono messe in condizione di far fronte alle spese e agli impegni assunti».
È necessario quindi ridare ossigeno alle imprese. Come? «La politica deve agire su ogni tipo di leva finanziaria, sia in termini di credito che di politica tributaria, per risolvere gli insostenibili ritardi e sgombrare definitivamente il campo da inefficienze e lungaggini burocratiche che frenano lo sviluppo della Regione».

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