I rosa fanno paura alle grandi

Motivi tattici o motivazionali? Probabilmente c’è un po’ di tutto in questa strana alternanza di risultati e di prestazioni, sicuramente dopo quanto è accaduto nelle ultime stagioni l’imminente visita al Meazza non lascia del tutto tranquilli i rossoneri

PALERMO. Ammazzagrandi. O quasi. Certo i numeri, che in genere non mentiscono, dicono che il Palermo - questo Palermo della gestione Zamparini - contro le squadre blasonate offre il meglio di sè. E di conseguenza contro le meno titolate fatica. Motivi tattici o motivazionali? Probabilmente c’è un po’ di tutto in questa strana alternanza di risultati e di prestazioni, sicuramente dopo quanto è accaduto nelle ultime stagioni l’imminente visita dei rosa al Meazza non lascia del tutto tranquilli i rossoneri. «Il Palermo è la nostra bestia nera», ebbe a dire la scorsa stagione Adriano Galliani dopo la sconfitta di marzo al Barbera (unica vittoria della breve gestione Cosmi), ancor prima di sapere che a distanza di due mesi il Palermo avrebbe ancora battuto il Milan eliminandolo dalla Coppa Italia.
Lasciando la parola ai numeri, risalta il fatto che il Palermo ha vinto quattro delle ultime sei partite contro il Milan in campionato; e restando al confronto con la nobiltà del calcio italiano da tre stagioni consecutive vince sul campo della Juventus. Senza indagare troppo siamo certi che sia l’unica squadra italiana ad avere vinto tre volte di fila a Torino. Dunque, l’unica squadra al mondo.
Ma proviamo ad allargare il discorso, mettendo a confronto il rendimento del Palermo negli ultimi quattro anni (non siamo andati oltre per non imbatterci nelle vicende di calciopoli che hanno riscritto le classifiche) con le tre storiche «grandi» del campionato italiano (Inter, Milan e Juve) e con tre «antigrandi», ovvero con i tre club tra quelli mai retrocessi che negli ultimi quattro anni hanno messo insieme il minor numero di punti in serie A: Catania, Genoa e Cagliari. Ovviamente si tratta di indicatori, non c’è niente di scientifico, ma il risultato finale è chiaro. Ognuno lo intepreti come vuole. Magari anche Devis Mangia, che quest’anno ha perpetuato la tradizione vincendo contro l’Inter e perdendo contro l’Atalanta.
Nelle ultime quattro stagioni contro le tre «nobili» della serie A la squadra rosanero ha messo insieme 36 punti. Diciotto contro la Juventus, quindici contro il Milan e tre contro l’Inter. Tenuto conto che le partite giocate sono state ventiquattro la media è di 1,5 a gara. Si può dire che fino alla stagione in corso il Palermo ha sofferto principalmente l’Inter. Il bilancio globale contro le tre nobili del calcio italiano è comunque di tutto rispetto.
Se invece consideriamo le gare giocate nelle ultime quattro stagioni contro Catania, Genoa e Cagliari i punti racimolati dai rosa sono stati «appena» 28, con una media di 1,16 punti a partita. Un ruolino ben più misero. Un controsenso, se si considera la differenza di valori tecnici (ma soprattutto di potenzialità economiche e dunque di monte-ingaggi) tra il gruppo delle «grandi» e quello delle «piccole». Il peggior bilancio, per la disperazione dei fans rosanero, contro il Catania: sette punti in otto gare con quattro sconfitte esterne consecutive e una valanga di gol incassati. Tredici punti il Palermo li ha racimolati contro il Cagliari e otto contro il Genoa.
Il fenomeno fa riflettere maggiormente perchè attribuibile a una squadra che quasi ogni anno ha cambiato allenatore e nelle ultime stagioni è stata modificata regolarmente. Prendendo in esame soltanto le partite col Milan il Palermo ha vinto con Ballardini, con Cosmi e con Rossi in panchina (ma prima era accaduto anche con Guidolin, il primo ad espugnare San Siro nel 2006); in situazioni diverse e con squadre differenti.
A Devis Mangia non resta che rivedersi quelle partite, tutte diverse e tutte bellissime. Tutte legate da un comune denominatore: grinta, attenzione e corsa, tanta corsa.

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