Governo battuto, Berlusconi in Aula per chiedere la fiducia

La sconfitta alla Camera per un voto sul rendiconto generale dello Stato. “Mandare all'aria l'Esecutivo nel bel mezzo di una crisi economica mondiale è da veri irresponsabili"

ROMA. Silvio Berlusconi andrà in Aula domani alle 11, per chiedere che il Parlamento rinnovi la fiducia al governo su una "comunicazione politica" in cui, in buona sostanza, sosterrà che mandare all'aria l'Esecutivo nel bel mezzo di una crisi economica mondiale è da veri "irresponsabili". E' questo la soluzione escogitata nel corso del vertice di maggioranza, convocato in tutta fretta dal presidente del Consiglio a palazzo Grazioli, per risolvere la grave battuta d'arresto sul rendiconto generale dello Stato.    Un modo per dare immediata risposta ai dubbi di quanti, dalle opposizioni fino al Quirinale, dubitano che il Cavaliere disponga ancora di una maggioranza parlamentare. "A fronte di interpretazioni del tutto erronee e forzate delle opposizioni sulle implicazioni del voto negativo all'art. 1 della legge sul rendiconto, il governo e la maggioranza reputano necessario richiedere la fiducia al Parlamento. Ciò avverrà sulla base delle comunicazioni politiche che il presidente del consiglio intende rendere in Aula", ha spiegato Paolo Bonaiuti al termine del vertice.
"Indipendentemente da queste comunicazioni prosegue - ha aggiunto il portavoce del premier -, sul merito del provvedimento relativo al rendiconto generale dell'amministrazione dello stato, si è convinti che il voto negativo all'art. 1 non sia ostativo all'approvazione di tutti gli altri articoli del provvedimento stesso".    Parole che non chiariscono del tutto come, tecnicamente, l'Esecutivo intenda procedere sul fronte del provvedimento, anche se sembrano indicare che la strada scelta sia quella modificare l'articolo bocciato dall'Aula e votare gli altri mancanti. Una soluzione che tuttavia potrebbe scontrarsi con i regolamenti, per questo si ipotizza anche la presentazione di un nuovo testo, varato dal Consiglio dei ministri, che ricalchi quello di oggi.  Il dato politico, tuttavia, è evidente e poggia sulla volontà di Berlusconi di sfidare le opposizioni - ma anche i  tanti malpancisti della maggioranza - con un voto in Aula dal quale però dipenderà la sopravvivenza del governo. Una strada che tuttavia appare anche obbligata visto che a palazzo Grazioli più di qualcuno ha sottolineato come si debba dare una risposta anche al Colle, visto che il Quirinale difficilmente potrà far finta di nulla davanti a quanto avvenuto a Montecitorio. Facile prevedere quello che Berlusconi dirà alla Camera: "Andare alle elezioni nel bel mezzo di questa crisi economica mondiale - ha sottolineato davanti ai vertici del Pdl e della Lega - è da veri irresponsabili".
L'Italia, ha aggiunto, ha bisogno di un governo che vari il decreto per lo sviluppo e faccia le riforme necessarie. Questo il succo, almeno nella sua prima formulazione abbozzata stasera a via del Plebiscito, del suo intervento. Un piano che rischia però di scontrarsi con Gianfranco Fini, visto che in molti temono un atteggiamento "ostruzionistico" del presidente della Camera. A cominciare dai tempi della "comunicazione politica": per Silvano Moffa, infatti, Berlusconi potrebbe andare in Aula già domani o al più tardi giovedì. Ma Fabrizio Cicchitto ricorda che i tempi dovranno essere stabiliti proprio con Fini. Sul fronte politico, invece, il Cavaliere è sicuro che una nuova fiducia risolverebbe parte dei suoi problemi: di fronte ad un nuovo voto, ha argomentato il premier, nessuno, né le opposizioni, né il Qurinale, potranno dire che non ho i numeri per governare.  

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