Ampliamento di Bellolampo: la Protezione civile dice no

Non è arrivato il nulla osta sul piano dell'Amia che prevede una "sella" provvisoria. L'autonomia del sito è di appena due mesi. C'è l'ipotesi di trasferire i rifiuti in altre discariche lontano da Palermo

PALERMO. Bellolampo troppo piena. L’Amia costretta a portare i rifiuti in altre discariche, lontano da Palermo con un aggravio di costi per l’azienda non indifferente. È uno scenario che diventa sempre più concreto ogni giorno che passa. Per ora è solo un timore. Fondatissimo. Perché basta ascoltare l’ufficio della Protezione civile e le previsioni sul riempimento della sella di collegamento tra quarta e quinta vasca per sentirsi dire che l’autonomia della discarica è di appena due mesi. Troppo poco perché un altro spazio pronto a Bellolampo non c’è. «È vero - dice l’ingegnere Pietro Lo Monaco, dirigente generale della Protezione civile delegato dal commissario per l’emergenza rifiuti a seguire le sorti di Bellolampo - al momento non c’è nulla. In prospettiva c’è la costruzione della sesta vasca ma i lavori cominceranno secondo le previsioni più ottimistiche non prima di otto-nove mesi».
Per la verità è da qualche settimana che l’Amia tenta di far passare un progetto per le realizzazione di un’ulteriore sella di collegamento tra le vasche di Bellolampo (soprattutto tra la terza e la quarta) ma l’ufficio dell’ingegnere Lo Monaco lo ha stoppato più volte lasciando intravedere tutti i contorni di uno scontro che si va concretizzando sempre più tra Amia e Protezione civile. «Chiedono di realizzare uno spazio troppo grande per contenere i rifiuti, circa seicentomila metri cubi - dice Lo Monaco -. Ma per realizzare questo progetto serve un intervento di salvaguardia ambientale troppo costoso che il mio ufficio non può avallare. Chi si prende l’onere di finanziarlo? Al limite - prosegue - si può fare benissimo qualcosa di più piccolo che consenta di superare l’emergenza in attesa dell’avvio dei lavori per la sesta vasca. L’Amia invece insiste a voler realizzare una ”sella“ da 600 mila metri cubi perché così potrebbe continuare a ricevere la spazzatura dai comuni dell’hinterland, da Monreale, da Bagheria e da altri paesi più piccoli».
E qui c’è l’altra maxi-grana. Perché una delle voci di introiti più consistenti per l’azienda di Igiene ambientale e proprio il conferimento della spazzatura a Bellolampo. Al non modico prezzo di 140 euro a tonnellata molti comuni della provincia portano l’immondizia all’Amia. La quale incassa (almeno sulla carta, al netto dei tantissimi credirti) circa un milione e 200 mila euro al mese grazie a questi conferimenti. O per meglio dire, incassava, perché Lo Monaco ha bloccato questo flusso sostenendo che ormai a Bellolampo c’è spazio solo per i rifiuti dei palermitani.
E adesso lo scontro è proprio su quest’aspetto. Da un lato l’Amia dice di voler realizzare subito la «sella» da 600 mila metri cubi che gli consentirebbe di aprire le porte anche alla spazzatura dell’hinterland; dall’altra l’ufficio di Lo Monaco, secondo il quale l’Amia deve gestire solo l’immondizia dei palermitani. La questione formalmente è solo legata ad aspetti ambientali, vedi la salvaguardia ambientale del nuovo impianto. Ma il dirigente della Protezione civile insiste: «Adesso i commissari hanno anche lanciato l’Sos per i conti in rosso minacciando lo stop ai pagamenti ed altro ancora e mobilitando i sindacati. Se qualcosa non va nella gestione dei conti è un problema loro. Non possono pensare di fare affari con l’immondizia degli altri paesi. Tra l’altro è noto che portare rifiuti a Siculiana o a Trapani costa molto meno che a Bellolampo, circa il 50 per cento. Perché gli Ato o il Coinres dovrebbero spendere di più?».

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