Business delle nozze, interrogate le coppie di sposi

Le lettere inviate agli sposini dall'Agenzia delle Entrate hanno scatenato un putiferio. Sotto accusa gli abusivi che non rispettano le regole. Gli esperti: "Rispondere alle domande è importante"

PALERMO. Indignazione, preoccupazione, perplessità: erano intrise un po' di tutti questi sentimenti le telefonate piovute ieri negli uffici delle associazioni di categoria, dopo la notizia che l'Agenzia delle entrate ha in corso un accertamento fiscale a tappeto sulle spese relative all'organizzazione dei matrimoni in provincia. Ristoratori, titolari di catering, parrucchieri, estetisti hanno letto l'articolo pubblicato dal Giornale di Sicilia e sono saltati sulla sedia, anche quelli che si ritengono a posto con la loro coscienza e col fisco.



La procedura seguita dalla direzione provinciale dell'Agenzia delle entrate è stata l'invio per raccomandata di un questionario alle coppie che si sono sposate negli ultimi cinque anni, in cui vengono chieste informazioni dettagliate sulle spese effettuate per addobbi floreali, ristorante, noleggio auto, acconciature, sul rilascio di fattura o ricevuta fiscale. Un modo per stanare evasori e servizi resi in nero in un settore popolato dai «furbetti del fisco». Ma i ristoratori non ci stanno a essere «additati come evasori costanti - reagisce Gigi Mangia, presidente della Fipe di Palermo -. Nel mio settore si è molto scupolosi ormai, si fattura tutto. Solo un pazzo oggi può pensare di evadere». E poi garantisce: «Noi siamo al fianco delle istituzioni, sono felice che ci siano controlli, purché siano equi e veri. Anche se fanno sorridere provvedimenti simili, quando leggiamo ogni giorno di personaggi come Tarantini e Lavitola. La verità è che ci vuole una seria riforma fiscale, che non può prescindere dal contributo delle associazioni di categoria e degli ordini professionali». Si discuterà anche di questo all'incontro regionale con tutti i responsabili delle Fipe provinciali il prossimo 6 ottobre, dove anche l'indagine dell'Agenzia delle entrate sarà all'ordine del giorno.



Anche gli artigiani, per bocca del presidente provinciale della Confartigiato, Nunzio Reina, sono disponibili alla collaborazione istituzionale. Ma chiariscono: «Il problema non è quello dell’evasione del parrucchiere, che fa la maggior parte del lavoro in negozio e, quindi, è obbligato a rilasciare la ricevuta. La vera pentola da scoperchiare è quella degli abusivi, di chi esercita il mestiere ma non è registrato da nessuna parte. Quello che bisognerebbe cercare di scoprire è l'evasore totale». Poi un appello ai cittadini: «Ci vuole senso di responsabilità da ambo le parti - dice Reina -. Il cliente deve pretendere lo scontrino. Solo questo può essere un deterrente vero».



Le coppie che stanno ricevendo il questionario hanno l'obbligo di rispondere entro 60 giorni, «lo prevede la legge - chiarisce il presidente dell'Ordine dei commercialisti, Santo Russo -. Il contribuente deve rispondere alle richieste di accertamento dell'Agenzie delle entrate, pena una sanzione pecuniaria e un'altra ricezione dello stesso documento. Io consiglio a tutti di rispondere con verità, anche perché non si rischia nulla, ma si contribuisce a individuare fasce di evasione».

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