Cinema, "Terraferma" candidato italiano all'Oscar

Il film è del regista Emanuele Crialese già ad un passo dalla statuetta nel 2006 quando rappresentò l'Italia con "Nuovomondo". "Non me lo aspettavo, ma lo speravo" dice

ROMA. 'Felicissimo e onoratissimo anche se non posso dire che me l'aspettavo, ma solo che lo speravo". Così un emozionato e frastornato Emanuele Crialese parla della sua candidatura per l'Italia alla cinquina degli Oscar con Terraferma (se entrerà in lizza lo si saprà solo il 24 gennaio). La concorrenza con gli altri candidati italiani tra cui Martone e Moretti? "Non parlerei di concorrenza, ma di una bella squadra composta da colleghi stimatissimi, insomma non mi sono mai sentito davvero in gara con loro. C'erano film davvero belli, penso ad esempio a quello di Mario Martone".    
Il film, prodotto da Cattleya e Rai Cinema in collaborazione con Sensi Cinema - Regione Sicilia, ha secondo il regista che ha studiato negli Usa molte cose che potrebbero piacere agli americani: "questi sono sono molto sensibili a tutte le storie in cui ci sono relazioni e conflitti umani, c'é in questo senso molta attenzione da parte di questo popolo".   
Crialese che è stato già candidato all'Oscar per l'Italia nel 2006 con Nuovomondo, un altro film sull'immigrazione, questa volta però verso l'America a inizi Novecento, dice raggiunto telefonicamente dall'ANSA. "Terraferma è un film principalmente sulla solidarietà". Ma poi riconosce anche la forza in questa sua opera dell'elemento immigrazione.  
"Già in 'Nuovomondo' avevo parlato di immigrazione ed è un tema da loro molto sentito. Certo forse stenteranno a credere che ci possa essere un'accoglienza così come quella che si vede nel film calcolando che proprio Nuovomondo racconta dell'isola, Ellis Island' che loro avevano messo a disposizione per i migranti". Ma poi, solo dopo, Crialese riconosce come al confine con il Messico non c'é una realtà tanto diversa da quella italiana.   
Sempre negli Usa dice il regista di Respiro potrebbero apprezzare "le immagini dei turisti sculettanti che in vacanza ballano sulla barca, un'immagine metaforica che vuole ricordare quello che noi vediamo ogni sera in tv". Invece forse non piacerà "questo film fatto da me in sottrazione, perché gli americani, come si sa, amano le spiegazioni e non gli piacciono dei vuoti nella sceneggiatura come anche i finali aperti".  
In questo senso un film come Terraferma resta "una sfida, un modo di raccontare molto latino, più veloce, che, solo se apprezzato può ipnotizzare il pubblico".   
Comunque, conclude Crialese:"quando mi metto dietro la macchina da presa amo raccontare con le immagini più che con le parole e quando penso ai film immagino sempre un pubblico mondiale".

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