Contro la crisi l'unione politica fa la forza

Oggi riaprono i mercati finanziari. Nel segno dell'incertezza. Le riunioni di Washington del G20 (con le voci del maxi piano da tremila miliardi di euro) e l'assemblea del Fondo monetario internazionale non hanno portato risultati. Nè avrebbero potuto. Troppi interessi contrapposti per trovare una piattaforma realmente condivisa. Solo l'invito, molto pressante, da parte del ministro del Tesoro Usa, Tim Geithner, all'Europa a fare presto. Altrimenti si corre il rischio di aprire la strada ad una serie di fallimenti a cascata: prima la Grecia, poi l'Italia che trascinerebbe a fondo tutto l'Europa. A quel punto tutta l'economia mondiale conoscerebbe una crisi da far impallidire quella del '29.
L'Italia torna a essere centrale nello scacchiere economico e finanziario mondiale come non accadeva da secoli. Ma il mondo della politica nazionale non sembra accorgersene. Il problema principale su cui i partiti si intrattengono riguarda il futuro del governo, il destino di Berlusconi, la nuova legge elettorale. Sofisticherie mentre il mondo brucia. Totale irresponsabilità. Il tema non esiste. Fino a quando questo governo ha la maggioranza in Parlamento è assolutamente legittimato a restare. Chi parla di regime pronuncia parole di cui forse non conosce bene nemmeno il significato. Il gioco della democrazia è chiaro: chi ha più voti governa e può farlo fino a quando non li perde. I comportamenti anti-democratici stanno esattamente dall'altra parte. Sono quelli che sperano, magari, in un intervento del Capo dello Stato che costringa Berlusconi a dimettersi "per indegnità".
Ma dove si è mai vista una cosa del genere? Sarebbe una lesione mortale della Costituzione. Tanto più grave perchè a invocarla sono gli stessi che non perdono occasione per dichiararne l'intangibilità o in altre occasioni hanno giudicato il Presidenzialismo come l'anticamera del fascismo. Pura e semplice ipocrisia.
Come si vede la soluzione del problema è politico. Non finanziario. Da questo punto di vista il popolo italiano sta facendo sacrifici come raramente in passato. Una dimostrazione della sua forza e della sua capacità di resistenza.
Il complesso delle due manovre estive vale cinquanta miliardi. Esattamente come nel 1992. Con il dubbio rispetto ad allora che non siano sufficienti. Probabilmente bisognerà intervenire ancora. Una classe politica responsabile, a questo punto, metterebbe da parte divisioni ed egoismi.
Si mobiliterebbe di fronte all'emergenza intervenendo sui punti indicati ad agosto nella lettera della Bce: pensioni, costi della pubblica amministrazione, enti locali. Poi, tra un anno e mezzo, ci saranno le elezioni. A quel punto ognuno dei partiti potrà sottoporre al voto la propria ricetta. Ma, se avranno lavorato bene in questi mesi, sarà il menù dello sviluppo.

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