Onorevole Di Pietro, non evochi la violenza

Dal suo blog ha invitato il governo a dimettersi «altrimenti ci scappa il morto». Forse farebbe bene a misurare meglio le parole

Di Pietro, come Umberto Bossi non ha, nella continenza verbale il suo punto di forza. Il suo italiano, non sempre rotondo, rende spesso le sue parole ancora più infuocate. Ieri, però, sembra aver passato il segno. Dal suo blog ha invitato il governo a dimettersi «altrimenti ci scappa il morto». Forse farebbe bene a misurare meglio le parole. Difficile dimenticare che il medesimo clima di odio, due anni fa, armò la mano di Massimo Tartaglia. Allora sul premier si scaricò solo la violenza di una statuetta. Domani potrebbe accadere di tutto.
Evocare la violenza è l'esatto opposto della democrazia. Il libero dibattito serve proprio a ricomporre i contrasti in un quadro di civiltà. Altrimenti funziona solo la legge della jungla che, come tutti sanno tutela solo l'arroganza del più forte. Antonio Di Pietro dovrebbe fare molta più attenzione. Un tempo si parlava di «cattivi maestri» per indicare quella categoria di politici e di intellettuali che, senza sporcarsi le mani, incitavano alla violenza. Furono i padri bastardi del terrorismo. Ci dica onorevole Di Pietro: nostalgie degli anni di piombo? I tempi sono cambiati: i dipietrini al posto dei vecchi sampietrini.

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