Sicilia, Politica

Censura a Russo, la reazione dell'assessore

Inizia la sua difesa attaccando Berlusconi che "con i suoi comportamenti ha devastato l’immagine e la credibilità del nostro Paese facendo precipitare l’Italia in una drammatica situazione politica ed economica"

PALERMO. L’assessore finito nel mirino per aver dato vita, da tecnico, a un movimento politico (Team Sud) inizia la sua difesa attaccando Berlusconi «che con i suoi comportamenti ha devastato l’immagine e la credibilità del nostro Paese facendo precipitare l’Italia in una drammatica situazione politica ed economica». È la premessa che serve a Massimo Russo per identificare i suoi nemici: «Quegli stessi deputati del partito del premier, oggi firmatari della mozione di censura contro di me, che erano parlamentari negli anni della sanità siciliana fatta di assunzioni clientelari, rimborsi gonfiati, truffe e primariati elettorali. Gli stessi anni fastosi di Villa Santa Teresa».
In una ventina di pagine Russo inserisce spezzoni di film cinematografici e video cult sul web. Lo fa quando ricorda che «il primo firmatario della mozione di censura è quello stesso deputato del Pdl, Pippo Limoli, che dopo la prima condanna di Cuffaro, con fervore, trasporto e partecipazione ha pronunciato parole eccessive strappando l’applauso convinto di una parte dell’Aula». È quell’ode a Cuffaro (questo il titolo del video) con cui Limoli chiedeva al presidente di non dimettersi e che Russo invita «a cliccare su Youtube. Da questo pulpito arriva la censura? Io ho provato, come cittadino un senso di incredulità». Russo invita anche a riguardare La Mafia è Bianca, film sulle infiltrazioni delle cosche nella sanità. Premesse per descrivere i risultati della sua azione amministrativa. Nella vecchia classe politica «che ha depredato la Sicilia e svenduto lo Statuto, c’era la riserva mentale di poter eludere gli impegni del piano di rientro dal deficit. Io l’ho invece rispettato e il debito è stato quasi azzerato, passando dai 617 milioni del 2007 ai 97 del 2010». L’ex pm accusato di voler fondare un partito definisce insufficiente l’azione del suo predecessore, Roberto Lagalla, oggi fra i candidati alla guida del Comune di Palermo. Stesso incarico in cui Lombardo vedrebbe proprio Russo.
L’assessore ricorda in un testo scritto con la tecnica del pm che si è trovato contro organi di stampa «faziosi e arroganti» e di aver sempre notato negli ambienti politici «una strisciante insofferenza nei confronti del mio passato di magistrato impegnato in prima linea per vent’anni nella lotta alla mafia». Aggiunge, Russo, che «certa politica vuole mantenere i privilegi e si oppone al cambiamento». Lui si definisce invece «uomo d’onore, cioè soggetto che svolge le proprie funzioni pubbliche con disciplina e onore, come recita la Costituzione». Quelle sottoposte a un Parlamento distratto, e impegnato nel calcolo politico di un voto dagli effetti non solo sull’assessore, sono pagine in cui Russo sottolinea di «aver dimostrato che è possibile un modello di sanità equo, che recide sprechi e malaffare».
La sua relazione si chiude con una domanda: «Chi ha interessi, e perché, a far fare un passo indietro alla Sicilia?». La risposta se la da da solo in una pausa dei lavori all’Ars: «Questa è la gente che vuole farmi fuori, ma io qualcosa da fare ce l’avrò sempre mentre non credo che per loro sia così». Lui passi indietro però non vuole farne e chiude citando Giovanni Falcone: «Basta non fare un passo indietro per stare un passo avanti».

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