Alfano blinda Berlusconi: "Non andrà via"

Il segretario del Pdl si schiera con il capo del Governo: "Non ci pensa proprio alle dimissioni". E per il futuro dice: "Niente larghe intese", ma il malumori con la Lega, dopo le parole di Bossi sulla secessione, rimangono

ROMA. Nemmeno qualche ora nella villa a Lesa, sul lago Maggiore, riesce a rasserenare l'umore di Silvio Berlusconi. Alla rabbia per la pubblicazione di stralci di conversazioni con Giampaolo Tarantini, il premier deve aggiungere la crescente preoccupazione nella maggioranza per l'esito del voto, giovedì alla Camera, sulla richiesta di arresto per Marco Milanese, deputato del Pdl ed ex collaboratore di Giulio Tremonti.    Una situazione complicata anche a causa dei rapporti sempre sul filo della tensione con la Lega Nord. Le ultime dichiarazioni di Bossi sulla secessione  pare non siano state gradite dal Capo del governo: capisco che parla alla sua gente, avrebbe detto il Cavaliere a qualche fedelissimo, ma le uscite di Umberto non aiutano.    Sempre in contatto con i suoi legali, Berlusconi si prepara ad affrontare domani la nuova udienza del processo Mills.


Il Cavaliere sarà in aula a Milano anche se resta ancora da definire la strategia da tenere con la stampa: le colombe gli consigliano prudenza e silenzio davanti alle telecamere che lo aspetteranno fuori il palazzo di Giustizia. E' invece confermata, al momento, la decisione di non presentarsi davanti ai pm di Napoli. Anzi, il premier ed i suoi legali sono in attesa delle 'mosse' della procura partenopea che, allo scadere dell'ultimatum fissato per la sera, dovrà decidere se richiedere l'accompagnamento coatto. Un'ipotesi che al momento rappresenta l'estrema ratio mentre appare più probabile, nel caso restasse in piedi un canale di trattativa, la possibilità da parte dei magistrati campani di valutare una serie di nuove date da proporre a Berlusconi. Nonostante la settimana sia incandescente e resti nella maggioranza la paura per la pubblicazione di intercettazioni senza gli omissis, il premier ai suoi uomini continua a ripetere che il governo non ha nulla da temere e andrà avanti fino alla fine della legislatura. Un ragionamento, quello del presidente del Consiglio, che il segretario del Pdl Angelino Alfano ribadisce dal palco di Cortina dove per il fine settimana si è radunato il Pdl veneto: "Berlusconi non ci pensa proprio ad andare via", mette in chiaro l'ex Guardasigilli promettendo che tutto il partito farà quadrato per difenderlo dagli attacchi a cui è sottoposto in queste ultime settimane. Alfano ne approfitta poi per mettere a tacere quelle voci che parlando di un possibile accordo con l'Udc in cambio di un passo indietro di Berlusconi: "il Pdl dice no alle larghe intese", ribadisce il segretario del partito.


Un segnale volto a rassicurare i leghisti, da sempre contrari ad intese con Casini, ma che il segretario del partito indirizza la sottolineatura  anche alla pattuglia di malpancisti presenti nel Pdl e che nei giorni scorsi non ha fatto mistero di pensare a un governo con una maggioranza più larga.     Insieme ai distinguo nel Pdl però il Cavaliere deve fare i conti con i malumori del Carroccio. A via dell'Umiltà il silenzio dei lumbard sulla pubblicazione delle intercettazioni che riguardano Berlusconi non è passato inosservato e sono molti i piddiellini a scommettere che in caso di voto segreto alla richiesta di arresto per Milanese, dal Carroccio possano arrivare brutte sorprese. Ecco perché già domani le diplomazie saranno al lavoro per scongiurare il peggio perché è opinione diffusa nel Pdl  che l'eventuale arresto dell'ex collaboratore del ministro del Tesoro possa mettere a repentaglio la tenuta della maggioranza.

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