Manovra, verso il recupero del condono e la super Inps

Arriva anche la tassa sui trasferimenti di denaro all'estero attraverso agenzie, mentre è salvo il numero chiuso per le farmacie. Sulle pensioni le eventuali modifiche saranno "minimali"

ROMA. Recupero coatto delle somme non riscosse del condono tombale. Via libera alla spending review. Tassa sui money transfer. Ma ancora nodi sciogliere, dalla certificazione dei debiti della Pa alla pubblicazione dei redditi online. La manovra aggiunge nuovi pezzi e si appresta a diventare definitiva.
Domani infatti la commissione Bilancio del Senato, che sta proseguendo il lavoro in seduta notturna, dovrebbe concludere l'esame del testo e passare la palla all'Aula, dove il provvedimento arriverà, come previsto, martedì. "Nessun rallentamento dei tempi", dunque, assicura il presidente del Senato Renato Schifani in risposta anche all'appello a fare presto del presidente Giorgio Napolitano. E Schifani, insieme ad altri esponenti della maggioranza, allontana anche lo spettro 'fiducia' e si aspetta l'ok dell'aula di Palazzo Madama già in settimana.    

Una delle novità dell'ultimora è la possibilità per il Fisco di intervenire coattivamente per il recupero delle somme non riscosse del condono tombale. Il contribuente dovrà pagare entro il termine perentorio del 31 dicembre 2011, altrimenti scatta "una sanzione pari al 50%" delle somme in questione e l'Agenzia delle entrate e la Guardia di Finanza potranno sottoporre a controllo la sua posizione relativa a tutti i periodi di imposta successivi a quelli condonati.     

La manovra introduce inoltre la spending review, ovvero la revisione integrale della spesa pubblica. E' stato infatti approvato un emendamento del Pd riformulato che aveva già ricevuto l'appoggio del ministro dell'economia. La norma impegna il Governo a presentare un "programma per la riorganizzazione della spesa pubblica" che indica tra gli obiettivi l'accorpamento degli enti di previdenza (aprendo la strada verso una super Inps), all'integrazione operativa delle agenzie fiscali, il coordinamento (ma non l'accorpamento) delle attività delle forze dell'ordine.    

Arriva anche la tassa (un'imposta di bollo del 2%, di minimo 3 euro) sui trasferimenti di denaro all'estero attraverso le agenzie 'money transfer' o altri intermediari finanziari. Che non vale però per le persone fisiche munite di matricola Inps e codice fiscale. Una misura voluta dalla Lega e approvata con il 'no' dell'opposizione perché, ha spiegato Giovanni Legnini (Pd) "colpisce anche gli immigrati".    

Salvo inoltre il numero chiuso per le farmacie, mentre dal 2015 le maggiori entrate derivanti dalla lotta all'evasione saranno destinate alla riduzione della pressione fiscale. Resta invece ancora insoluto il nodo sulla pubblicazione dei redditi online, su cui è intervenuto ieri il Garante della Privacy. Il ministro del lavoro Maurizio Sacconi sostiene che "la pubblicazione dei redditi on line è limitata, e non riguarda le persone". Benché non ci sia ancora una modifica in tal senso, é probabile che il testo venga modificato e si dovrebbe andare verso la pubblicazione dei redditi solo per le categorie.    

Si va invece verso una riformulazione o un'abolizione (ma il nodo potrebbe anche essere risolto in Aula) della norma che impone alle pubbliche amministrazioni la certificazione dei debiti nei confronti delle imprese, prevista dall'emendamento approvato ieri sera dalla commissione e su cui il Governo è andato sotto. Il Tesoro è infatti al lavoro per valutarne l'applicabilità, ha annunciato il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri. Il rischio, secondo fonti parlamentari, è che questa misura faccia aumentare il debito pubblico. Rischio escluso da uno dei firmatari dell'emendamento, Mario Baldassarri (Terzo Polo).   

Infine, se si dovesse intervenire sulle pensioni, ha chiarito il sottosegretario all'economia Alberto Giorgetti, il Governo è disposto a valutare solamente modifiche "minimali".   
In attesa che la commissione concluda l'esame del testo, il segretario del Pdl Angelino Alfano assicura che la manovra sarà approvata in "tempi record" e annuncia che la maggioranza sta lavorando perché non si ricorra alla fiducia in Senato. Contrario al voto di fiducia anche Schifani: "Io non l'ho mai visto veramente vicino", ha sottolineato, spiegando che rischierebbe di "strozzare" il confronto parlamentare. Schifani si aspetta anzi che l'Aula replichi il lavoro della commissione: "grande senso di responsabilità, grande dibattito, pochi emendamenti e il voto in settimana".

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