Regione, primo flop del piano per tagliare i costi della politica

La scadenza dell'uno settembre è già ampiamente superata e non tutti gli assessori hanno completato il licenziamento del 30% dei membri degli uffici di gabinetto

PALERMO. È un flop la prima mossa del piano di tagli ai costi della politica. Quando la scadenza del primo settembre è già ampiamente superata non tutti gli assessori hanno completato il licenziamento del 30% dei membri degli uffici di gabinetto. Ma, dati alla mano, si può già concludere che è fallito il tentativo di ridurre i componenti e la spesa per mantenerli in servizio.
La giunta, con la delibera del 5 agosto, prevedeva di tagliare fra 60 e 80 membri ma il conto finale si avvicina a stento alla metà: sono 35 gli uomini e le donne che lasceranno gli staff. Il governo aveva anche messo per iscritto la previsione di un risparmio di almeno 2 milioni e 200 mila euro ma - seppure manca il dato definitivo - al termine dell’operazione il risparmio sarà inferiore (e di molto) al milione.
È il bilancio di una giornata di tensione in tutti gli assessorati. Scadeva ieri il termine per attuare uno dei punti principali della delibera sui tagli ai costi della politica. Lombardo e l’assessore all’Economia, Gaetano Armao, avevano deciso a inizio agosto di procedere per via amministrativa, viste le resistenze incontrate all’Ars per varare la manovra. E invece ieri si sono trovati perfino un oppositore interno: l’assessore alle Attività produttive, Marco Venturi, si è rifiutato di licenziare 7 dei suoi 25 collaboratori. «Non ero presente quando stata decisa questa operazione - spiega Venturi - non condivido il metodo e credo che porti scarso risparmio a fronte dell’imbarazzo di dover rescindere contratti validi. Parlerò con Lombardo».
Anche all’assessorato ai Beni culturali c’è stata tensione. E per questo motivo l’assessore Uccio Missineo non vuole diffondere i nomi dei 5 licenziati. In altri assessorati si è solo deciso quanti membri escludere ma si è rinviata la scelta dei nomi. È il caso della Formazione, dove Mario Centorrino ha chiesto a tutti i componenti dello staff di dimettersi nell’attesa di decidere nei prossimi giorni chi riconfermare. All’assessorato alla Famiglia e all’assessorato al Turismo ci sono volute riunioni andate avanti fino a sera. Non ci sono ancora i nomi ma in entrambi i casi verranno licenziate cinque persone: alla Famiglia per il momento si è deciso di sospendere 16 membri e tenerne in servizio 7 nell’attesa di individuare i 18 che rimarranno in servizio.
E anche alla Presidenza della Regione c’è un primo elenco di 8 esclusi. Ma Lombardo ha chiusto a tutti di dimettersi per poter poi rinominare chi è destinato a restare.
Alla fine, gli unici che hanno completato l’operazione e diffuso i nomi sono Pier Carmelo Russo e Gianmaria Sparma. Hanno lasciato il gabinetto dell’assessorato ai Trasporti Vincenzo Prestigiacomo, che torna alla Funzione pubblica, e Girolamo Sciortino che resta nello stesso assessorato ma torna al ruolo ordinario. Dal gabinetto del Territorio vanno via il capo, Rosanna Maneggio (torna alla Pesca), e il capo della segreteria tecnica Antonella Bonsignore (torna all’Urega di Agrigento). Lasciano lo staff di Sparma anche Aldo Piazza (torna al Genio civile di Agrigento) e Caterina La Gattuta (torna alla Pesca).
In questo modo, secondo la delibera, tutti gli assessorati passano da 25 membri dell’ufficio di gabinetto a 18. Ma la soglia individuata ad agosto per il taglio non scalfisce ben quattro amministrazioni: Economia, Agricoltura, Rifiuti e Funzione pubblica erano già sotto o al livello di questo tetto. Dunque non c’è risparmio da qui.
E, soprattutto, l’effetto del mancato risparmio è dettato da un cavillo della delibera. Nel testo non viene specificato se gli assessori devono tagliare i membri esterni o gli interni (provenienti cioè dalla pianta organica della Regione). La differenza è sostanziale. Nel primo caso la Regione risparmia per intero uno stipendio netto da circa 3 mila euro al mese, ma cancella nomine di chiaro stampo politico su cui i partiti contano. Nel secondo caso si cambia soltanto ufficio: il membro dell’ufficio di gabinetto, normalmente un dirigente di terza fascia, mantiene lo stipendio da circa 70/80 mila euro e perde l’indennità aggiuntiva di circa 700 euro mensili. Ma quando torna nell’assessorato e nel ruolo ordinario ricomincia a percepire l’indennità di risultato (il Famp) che è solo di qualche centinaia di euro inferiore a quella percepita da membro dell’ufficio di gabinetto. Sono circa 110 gli esterni ma meno di una decina ha perso il posto. Ed è tutto qui il risparmio della Regione.

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