Regione, il Pd lancia D'Antoni

È scattata nella maggioranza la corsa alla candidatura alla Presidenza della Regione. I finiani chiedono a Lombardo di riprovarci

PALERMO. Il Pd mette in rampa di lancio Sergio D’Antoni. I finiani chiedono a Lombardo di riprovarci, e in alternativa si dicono pronti a indicare un loro uomo. È scattata nella maggioranza la corsa alla candidatura alla Presidenza della Regione, che tradisce i veri motivi dietro le fibrillazioni di agosto.
Da giorni Giuseppe Lupo, segretario del Pd, incalza Lombardo per chiudere un accordo in tre punti su elezioni anticipate, alleanza politica e primarie. Fra i democratici il regista di questa fase è D’Antoni, che ha saldato l’asse interno con gli ex margheritini Genovese e Papania. «Non ho differenze col segretario - ha detto D’Antoni -, sta portando avanti l’azione unitaria del partito». È dentro il gruppo all’Ars, però, che le differenze su questi punti sono notevoli. «Quelli di questi giorni sono solo tatticismi - dice Pippo Laccoto - le elezioni anticipate sarebbero una follia in questo momento di crisi. La maggioranza dei deputati la pensa così». E in effetti un altro Pd messinese, Giuseppe Picciolo, rafforza il concetto: «Sono assolutamente contrario a elezioni anticipate. Non ci spaventa il voto, ma non cerchiamolo. Altra cosa è l’esigenza di una giunta politica, perchè questa non brilla per efficienza».
Ma allora perché Lupo forza Lombardo su almeno un punto che porterebbe a una spaccatura nel partito, di cui potrebbe approfittare lo stesso presidente per muoversi all’Ars? Il timore inconfessato è proprio quello che Lombardo sfrutti il sostegno parlamentare del Pd per arrivare a fine legislatura senza accordo politico e rafforzi intanto il terzo polo preparando una candidatura autonoma. «A quel punto il Pd sarebbe spiazzato e fiaccato da un sostegno senza risultati» ragiona Giovanni Barbagallo.
Ecco perché l’annuncio di un’alleanza politica adesso e le elezioni anticipare vincolerebbero tutti e metterebbero al riparo anche da eventuali cambi di fronte di Miccichè. «Per noi c’è la possibilità di arrivare a un’alleanza ampia dal terzo polo a tutta la sinistra» conferma Nino Papania. Che poi sottovoce non esclude che l’alleanza potrebbe limitarsi a Sel e aggiunge che «in ogni caso il Pd è pronto a esprimere un candidato, D’Antoni o Lumia». Il voto anticipato permetterebbe all’asse D’Antoni-Genovese di sistemare i fedelissimi all’Ars, spegnendo le ambizioni nazionali di molti deputati regionali, e salvaguardando poi le caselle romane per gli uscenti.
Lui D’Antoni si dice «onorato che qualcuno pensi a me come candidato» ma aggiunge che il suo ruolo per ora è un altro: «Da deputato nazionale mi batto per attuare in Sicilia una linea, condivisa a Roma, che è quella di cambiare gli equilibri. Abbiamo chiesto a Lombardo risposte chiare, altrimenti ne prenderemo atto». Sul dibattito rientrerà inevitabilmente anche la scelta del candidato al Comune di Palermo: non è un caso che si faccia pure in quel caso il nome di D’Antoni, magari con un uomo del terzo polo a Palazzo d’Orleans nell’ottica di strappare al Pdl guidato da Alfano la Regione e il capoluogo.
Lombardo per ora tace ma l’idea di testare il terzo polo in una corsa autonoma alla Presidenza c’è. Spinta soprattutto dai finiani e gradita all’Udc. Per il coordinatore di Fli, Carmelo Briguglio, «se Lombardo, come penso, si candiderà, sarà il nostro candidato. Se decidesse di cambiare la mano, il terzo polo proporrà comunque un candidato e Fli è pronto con una rosa di nomi. Abbiamo già la disponibilità di un magistrato, un intellettuale e una imprenditrice». Per Livio Marrocco «lo scenario più plausibile è quello di un terzo polo che va da solo». E Fabio Granata invita a «convocare gli stati generali del terzo polo per lanciare la sfida a Palermo e nelle altre città. Bisogna organizzare metodo, uomini e squadra».

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