Ars, stop ai buoni pasto per i deputati

D'ora in poi pagheranno di tasca propria per pranzare alla buvette. taglio dell'indennità e riduzione del numero dei parlamentari (sono 90), il Collegio dei questori ha deciso di aggiornarsi in attesa che Camera e Senato si pronuncino sulla manovra del ministro Tremonti

PALERMO. In Sicilia niente più buono pasto (9 euro) per i deputati e gli ex parlamentari dell'Assemblea regionale che dunque pagheranno di tasca propria per pranzare alla buvette e abolizione dell'indennità di aggiornamento culturale, assegno finora corrisposto agli ex componenti dell'Ars che non percepiscono il vitalizio.
E' quanto ha stabilito il Collegio dei questori dell'Ars, riunito stamani a Palazzo dei Normanni, che ha effettuato una prima valutazione sul pacchetto di proposte ai tagli alla spesa elaborato dai funzionari dell'Assemblea su mandato della Presidenza. Il collegio convocato dal presidente Giovanni Ardizzone dell'Udc (componenti Baldo Gucciardi del Pd e Paolo Ruggirello del Mpa) ha proposto inoltre il raddoppio della quota mensile che ogni singolo deputato versa al fondo di solidarietà costituito per coprire la polizza assicurativa e sanitaria degli onorevoli.
Per quanto riguarda gli interventi più consistenti, taglio dell'indennità e riduzione del numero dei parlamentari (sono 90), il Collegio dei questori ha deciso di aggiornarsi in attesa che Camera e Senato si pronuncino sulla manovra del ministro Tremonti, che contiene i provvedimenti che riguardano i tagli per Consigli regionali delle Regioni a statuto ordinario e speciale. Le proposte del collegio e quelle al vaglio dei funzionari dell'Ars arriveranno sul tavolo dell'ufficio di Presidenza il 6 settembre. "Ma non c'é dubbio - dice Gucciardi - che occorre intervenire sul numero dei deputati per ridurlo e dobbiamo farlo con una apposita legge-voto e sui compensi che vanno ridotti".
Finora ogni deputato e ogni ex parlamentare ha potuto beneficiare del buono pasto ogni qualvolta ha pranzato o cenato alla buvette dell'Ars. Fino a 9 euro il costo veniva coperto dall'assemblea, il resto del conto era a carico dell'onorevole. La voce nel bilancio dell'Ars dunque è variabile, a seconda della frequenza con cui i parlamentari si sono avvalsi del ristorante, accessibile solo ai deputati durante le sedute d'aula. Il benefit era a disposizione anche degli ex parlamentari, ma in questo caso non erano molti ad avvalersene se non coloro che continuano a fare politica appoggiandosi ai gruppi parlamentari. Scompare definitivamente anche l'indennità corrisposta agli ex deputati che non percepiscono il vitalizio, assegnata sottoforma di aggiornamento culturale; lo scorso anno l'Ars aveva abolito questo benefit ai deputati in pensione, con un risparmio di circa 1 milione di euro. Adesso questa indennità così come il buono pasto, simbolo dei privilegi della casta, non graverà più' sulle casse pubbliche del Parlamento più' antico d'Europa.

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