Manovra, nuovo accordo: iva al 21% e meno tagli ai Comuni

Modifiche alle misure anticrisi. Il Pdl: "Accordo ormai vicino". La Mercegaglia critica, come gli enti locali: "La coperta è corta, questo è solo un compromesso"

ROMA. "L'intesa è vicina". Paolo Bonaiuti dà voce all'ottimismo di quanti sperano in una 'quadra' sulle modifiche da apportare alla manovra sia ad un passo. Il compromesso a cui si sta lavorando, ormai è noto, ruota attorno all'aumento dell'Iva di un punto, dal 20 al 21%, e cerca di accontentare tutti: la Lega che chiede un'attenuazione dei tagli agli enti locali; il Pdl che vuole ammorbidire o abolire del tutto il contributo di solidarietà; il ministro dell'Economia che vorrebbe rinviare il ritocco all'insù dell'imposta sul valore aggiunto per usarla come 'cassa' per la riforma fiscale; ed infine Silvio Berlusconi, al quale spetta la sintesi fra le diverse richieste.   


Ma la soluzione escogitata - quella cioé di far confluire parte del maggior gettito derivante dall'aumento dell'Iva in un fondo da destinare alla riforma fiscale e il resto ai ritocchi alla manovra - rappresenta appunto solo un compromesso che difficilmente potrà soddisfare tutte le richieste: perché, come spiega un ministro, "la coperta resta comunque corta, visto che con 4 miliardi non si possono dimezzare i tagli agli enti locali, alleggerire il contributo di solidarietà e accantonare fondi per la riforma fiscale".    Il problema, quindi, è sempre lo stesso: le risorse. I calcoli del Tesoro stimano infatti in 4-4,3 miliardi le maggiori entrati derivanti da un eventuale aumento dell'Iva dal 20 al 21%. Pochi per accontentare tutti: dimezzare i tagli agli enti locali 'costa' circa 3miliardi; per abolire il prelievo nei tre anni ne servono altrettanti; senza contare che resterebbero comunque i 6 miliardi di tagli ai ministeri. La riforma del fisco e dell'assistenza, infine, non è quantificata, ma di sicuro serviranno ingenti risorse per realizzare la prima e mitigare la seconda. Ed è proprio sulla rimodulazione di queste cifre che verte il nocciolo del problema.     Il compromesso, comunque, apre lo spiraglio ad un'intesa. Il ministro dell'Economia, infatti, non è contrario ad un ritocco dell'Iva, ma preferirebbe non farlo ora. In questa fase c'é il rischio di "stagflazioné", ha confidato ad un interlocutore, agitando lo spettro del peggior incubo per un ministro dell'Economia: recessione e inflazione alta. Per questo, finora, Tremonti ha sempre detto no a qualsiasi ritocco dell'Iva nell'immediato, rimandando l'aumento alla delega fiscale.    


Il pressing congiunto di Lega e Pdl, però, deve averlo convinto a mettere qualcosa sul piatto. E così, dopo essersi lamentato per le critiche arrivate dal Pdl (ed in particolare, raccontano, da Sandro Bondi che lo ha definito un "problema") Tremonti avrebbe accettato di discutere una soluzione 'mediana'. Anzi, secondo qualcuno nel Pdl, sarebbe stato addirittura lui a proporre il compromesso: anticipare l'aumento dell'Iva, ma destinando parte del maggior gettito alla riforma del fisco e solo il resto ai ritocchi della manovra. I soldi, però, non bastano e qualcuno dovrà cedere. Ma chi? La Lega non sembra intenzionata a rinunciare a un dimezzamento dei tagli agli enti locali. Anche se su questo punto, giurano i fedelissimi, Berlusconi avrebbe una posizione molto vicina a quella di Tremonti. "La riforma fiscale rappresenta l'unico modo per recuperare consensi", spiega un membro del governo secondo il quale il Cavaliere "preferirebbe imporre sacrifici a regioni, comuni e province anziché rinunciare al sogno di tre aliquote".     Ed anche sul contributo di solidarietà, la sua posizione sarebbe meno tranchant di quella di tanti nel Pdl: tanto che qualcuno ipotizza che alla fine la tassa sopravviverà, pur se mitigata con un prelievo del 5% sopra i 200mila euro.


"Il problema è che qualcosa alla Lega dobbiamo dare", spiega un dirigente pidiellino. "Ma Maroni non è la Lega e solo lui vuole 'salvare' i comuni", controbatte un fedelissimo del Cavaliere, ricordando quanto dice Tremonti: "Gli enti locali possono recuperare risorse dalla lotta all'evasione e dall'Imu". Forse per questo Bonaiuti, nell'elencare le possibili modifiche, si tiene sul vago: salvataggio dei piccoli comuni, demandare la questione delle Province ad un disegno costituzionale e revisione del contributo di solidarietà". Insomma, sintetizza un dirigente del Pdl, "la situazione è ancora confusa e la sintesi si avrà solamente lunedì sera", nel vertice fra Berlusconi, Bossi e Tremonti.

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