Bandi per consulenza e sorveglianza esterna, polemica all'Ars

Il Pd apre il caso. Nel mirino selezioni per un esperto in architettura e per il servizio di vigilanza

PALERMO. Un bando per una consulenza pubblicato nella settimana di Ferragosto e un altro destinato ad affidare all’esterno uno dei servizi più delicati dell’Ars aprono un nuovo fronte di polemica all’Ars sui costi della politica. Ad attaccare il presidente Francesco Cascio sono state prima le Forchette rotte - movimento civico molto vicino a Davide Faraone del Pd - poi il parlamentare democratico Pino Apprendi. Entrambi convinti che dietro i provvedimenti si celi il tentativo di soddisfare clientele. Cascio non ha voluto replicare.
Le Forchette rotte, movimento di Serena Potenza è uno dei leader, si dicono perplesse sull’opportunità di «pubblicare il 10 agosto, con scadenza fissata al 31, un bando per la ricerca di un consulente. Nel bel mezzo dell'estate ecco che si cerca un architetto a cui affidare un incarico da 35 mila euro. Chi vedrà mai questo avviso? Tra l'altro non c'è neppure un indirizzo a cui spedire il curriculum». In realtà va inviato all’Ars, Servizio di Questura e Provveditorato. Le Forchette rotte invitano ora «i tanti giovani architetti a spedire le domande, a chiamare, e a scompaginare i piani di chi pensava che non se ne sarebbe accorto nessuno». Il bando è pubblicato sul sito dell’Assemblea regionale. Ecco il link: http://www.ars.sicilia.it/informazione/gare/default.jsp?tipo=G. Secondo il testo, gli architetti devono anche possedere alcuni requisiti specifici: l’esperienza accademica, l’aver avuto incarichi di progettazione su beni e aree vincolate e l’aver già svolto incarichi di progettazione con applicazione di fonti energetiche rinnovabili.
Ma c’è un altro bando che è nel mirino del Pd. Pino Apprendi ha annunciato un’interrogazione sul testo con cui la presidenza dell’Ars punta ad assegnare all’esterno il servizio di sorveglianza. Per Apprendi «questo servizio rientra in uno dei compiti normali degli assistenti parlamentari. Inoltre, al Senato è svolto per gli spazi esterni dalle forze dell’ordine e per le aree interne proprio dagli assistenti parlamentari». Da qui la conclusione del deputato del Pd: «Così si creano clientele attraverso la società che vincerà il bando e che sarà chiamata a fornire il personale». C’è già stata una sperimentazione del progetto nei mesi scorsi, costata 500 mila euro.
Apprendi ha anche sollevato il caso di una voce del bilancio dell’Ars che sarebbe destinata a finanziare l’assunzione di consulenti: «C’è un capitolo di spesa per segretari dell’ufficio di presidenza che può contare su 2,7 milioni all’anno. È una cifra abnorme. Se pensiamo che tagliando del 15% lo stipendio dei deputati si risparmieranno 3 milioni all’anno, è facile calcolare che il risparmio può essere raddoppiato cancellando anche questa spesa per consulenze». E così Apprendi apre il caso consulenti anche all’Ars. Da tempo invece i consulenti della Regione sono al centro del dibattito: il governo ha speso in due anni 8 milioni per 691 contratti (spesso destinati alle stesse persone). E proprio il Pd con Giuseppe Lupo ha chiesto l’azzeramento di questi incarichi.

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