Crisi, occupazione a picco: "Si perderanno 88 mila posti"

Lo studio sull'andamento del 2011 è di Unioncamere. Più a rischio il lavoro nelle piccole e medie imprese ed è il Sud la parte d'Italia a mostrare un deciso affanno

ROMA. Sarà un autunno nero per l'occupazione: l'emorragia dei posti di lavoro prosegue e, anche se segna un rallentamento, il saldo a fine 2011 mostra ancora il segno meno: 88mila i posti in meno - dice Unioncamere - pari a un calo dell'occupazione dipendente dello 0,7%. Più a rischio il lavoro nelle piccole e medie imprese e, a livello geografico, é il Sud a mostrare un deciso affanno. Nel 2010 i posti di lavoro bruciati erano stati quasi 180.000, -1,5%.    Nei numeri di centro studi Unioncamere, il 2011 vede tra le 1,5 milioni di imprese con almeno un dipendente, quasi 44mila entrate in più rispetto al 2010 e 47mila uscite in meno ma, anche a causa dell'accresciuta incertezza sulla scena internazionale, l'inversione di tendenza non sembra essere alle porte per le imprese dell'industria, commercio e servizi. Per il settore industriale a fine 2011 è attesa una perdita di quasi 59mila unità (-1,2%); meglio i servizi, che dovrebbero fermarsi a quota -29mila unità (-0,4%). Più in dettaglio, tutti i comparti del manifatturiero mostrano flessioni occupazionali, evidenzia Unioncamere nella sua indagine congiunturale; le contrazioni maggiori sono nel legno e mobile (-3.400 posti), più contenute nella chimica (-1.200 unità) e nella meccanica (-3.000). Crollo invece per le imprese delle costruzioni (quasi 29mila posti in meno). Nei servizi l'unico settore che arriva a perdere un punto percentuale dovrebbero essere alberghi, ristoranti e servizi turistici, mentre i tassi di variazione degli altri comparti sono compresi tra il -0,7% (servizi alle imprese) e il -0,2% (commercio al dettaglio). Unico segno più i servizi avanzati, dove le imprese pensano di incrementare di circa 1.500 unità i propri dipendenti, pari a +0,4%.     Anche il 2011, come l'anno precedente, vede una più diffusa riduzione del personale dipendente tra le Pmi: 41mila infatti i posti in meno nelle imprese fino a 9 dipendenti. Le contrazioni dovrebbero essere meno incisive al crescere della dimensione d'impresa, fino ad arrivare a circa 7.600 unità in meno per le società con oltre 250 dipendenti.    La fotografia reale emerge a livello territoriale, con un Centro-Nord che prova pian piano a recuperare i danni della crisi e un Mezzogiorno che appare invece in deciso affanno.     Nel Nord-Ovest si prevedono oltre 19mila posti di lavoro in meno, nel Nord-Est -10.600, nel Centro -16.600 posti. Al Sud, al contrario, i posti di lavoro in meno dovrebbero essere oltre 41mila (-1,6%). A provocare tali ulteriori difficoltà del mercato del lavoro nel Meridione sono soprattutto le piccole e piccolissime imprese dell'area, il cui saldo negativo a fine anno dovrebbe superare le 28mila unità.

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