Tagli ai Comuni siciliani, i sindaci: "Aumenteremo le tasse"

Ad annunciarlo è l'Anci, che ha indicato gli aumenti provocati dalla manovra siciliana: "Cresceranno Irpef, trasporti, parcheggi e servizi". Ieri si è svolto un primo vertice all'assessorato all'Economia

PALERMO. Colpiti dai tagli decisi a Roma, i Comuni siciliani preparano la stangata. Giacomo Scala, presidente dell’Anci, ha fatto i conti in base ai primi dati ufficiosi degli effetti della manovra: «Senza dubbio tutti i sindaci saranno costretti ad aumentare i tributi locali. Altrimenti non sarà possibile chiudere i bilanci».
In realtà alla Regione stanno ancora calcolando a quanto ammonta il taglio frutto delle misure introdotte a livello nazionale. Un primo vertice, ieri all’assessorato all’Economia, non ha permesso una quantificazione definitiva. Tuttavia Scala anticipa quali tributi saranno prevedibilmente aumentati dai sindaci: «Cresceranno tutti i servizi a domanda individuale. Dunque le mense, gli asili nido, i parcheggi e i trasporti pubblici. Si potrà aumentare anche l’imposta sulla pubblicità. E se la manovra Tremonti non verrà modificata, verrà liberalizzata l’addizionale Irpef».
Tutto questo passa però dalle decisioni che prenderà la Regione. Il vertice di ieri ha permesso di stabilire che la maggior parte delle misure della manovra Tremonti non hanno effetto immediato nell’Isola. In base allo Statuto, la Regione dovrà recepirle con la propria manovra. E in questa fase verranno introdotte modifiche che tenteranno di salvaguardare la struttura siciliana degli enti locali. In questa chiave si legge la decisione di salvare 31 Comuni - tutti sotto i mille abitanti - che in base alle norme nazionali andavano invece soppressi. «La mossa della Regione - spiega Luciana Giammanco, dirigente del dipartimento Autonomie locali - nasce dalla considerazione che i consigli comunali in questi centri costano mediamente 6 mila euro all’anno. Possiamo ottenere un risultato economico equivalente, o maggiore, accorpando le principali funzioni amministrative». In pratica, i Comuni con meno di 15 mila abitanti saranno obbligati ad avere un solo segretario comunale, un solo capo dei vigili urbani e strutture amministrative uniche per tutte le principali funzioni.
La stessa logica verrà applicata alle Province. Tremonti ha previsto di sopprimere quelle di Enna e Caltanissetta sulla base di un calcolo della popolazione residente. La Regione porterà invece avanti un proprio disegno di legge che abolisce tutte le Province (e dunque i consigli, le giunte e le elezioni) ma crea i «liberi consorzi di Comuni», enti territoriali senza organi elettivi. Una soluzione che ancora una volta ieri è stata sollecitata anche dal leader regionale di Fli, Carmelo Briguglio.
L’assessore Armao ha anche confermato l’intenzione di ricorrere alla Corte costituzionale contro alcune delle misure della manovra Tremonti. In particolare quella che prevede il trasferimento allo Stato di tutti gli aumenti tributari riscossi in Sicilia. Nel mirino anche la norma che tagli i fondi perequativi per l’attuazione del federalismo in caso di mancato adeguamento alle norme nazionali sui tagli ai costi della politica. Saranno invece immediatamente applicabili in Sicilia le norme della manovra nazionale che avviano la liberalizzazione dei servizi pubblici locali. E intanto ieri Armao ha firmato la circolare attuativa dei primi tagli ad autoblu, stipendi degli assessori e consulenti decisi a inizio agosto: risparmio previsto, 100 milioni.

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