Sicilia, Politica

Manovra, alla Regione potrebbero saltare 40 deputati

Se le misure del decreto Tremonti verranno recepite in toto, il numero dei parlamentari dell'Ars sarà ridotto da 90 a 50 e anche le loro indennità subiranno una pesante riduzione. Ciascun eletto perderà dall'attuale busta paga circa 5.700 euro lordi al mese. Calerà anche il numero degli assessori: da 12 ne resteranno 10

PALERMO. L'Assemblea regionale ci aveva provato, ma senza successo. Adesso, invece, le disposizioni arrivano dal governo nazionale col decreto Tremonti. Se le misure verranno recepite in toto, il numero dei deputati sarà ridotto da 90 a 50 e anche le loro indennità subiranno una pesante riduzione. Ciascun deputato perderà dall'attuale busta paga circa 5.700 euro lordi al mese. Diminuirà anche il numero degli assessori: da 12 ne resteranno 10. La scure si abbatte anche sulle pensioni dei parlamentari. La somma percepita al termine del mandato sarà comparata ai contributi versati durante il periodo di attività parlamentare. E non sarà più assegnato loro l'80 per cento dell'indennità, percentuale che in base ai recenti tagli dell'Ars dovrebbe ridursi al 60 per cento. Dunque, il sistema pensionistico dei deputati sarà adeguato a quelli degli altri lavoratori.
Se i provvedimenti per le Regioni contenuti nelle «misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria» non fossero recepiti, la Regione non sarà collocata nella classe degli enti territoriali più virtuosi. Una misura che, spiegano i tecnici, comporterebbe comunque la perdita di benefici limitati. Insomma, lo scudo dello Statuto potrebbe salvare ancora una volta lo status quo. L'adeguamento è solo un'indicazione per le Regioni a statuto autonomo. Un atto indirizzo che possono seguire, ma non necessariamente. Servirebbe comunque una modifica costituzionale dello Statuto. Anche se dovesse essere sollecitato da Roma, non può mancare la condivisione della Regione. Qualora si dovessero seguire le indicazioni del decreto Tremonti, i tempi di attuazione dei provvedimenti varierebbero.
Perché a Sala d'Ercole siano quasi dimezzati i deputati bisogna, comunque, aspettare la prossima legislatura. Uguali i tempi per la riduzione degli assessorati che, secondo il provvedimento nazionale, devono essere «pari o inferiori a un quinto del numero dei componenti del Consiglio regionale». Dalla prossima legislatura al via anche il nuovo sistema di calcolo delle pensioni. I tagli alle indennità, invece, saranno applicati «a decorrere dal mese successivo al deposito presso la Camera di appartenenza della dichiarazione annuale relativa ai redditi delle persone fisiche». Perderanno il 50 per cento del vitalizio quei deputati che, oltre all'attività presso il Consiglio regionale, «svolgano qualsiasi lavoro per il quale sia percepito un reddito uguale o superiore al 15 per cento dell'indennità parlamentare». Quindi, gran parte dei deputati dell'Ars vedranno ridotta la loro indennità da 11.703 euro lordi al mese a 5.850 euro. I capigruppo allargano le braccia. Qualcuno, come Marco Lucio Forzese dell'Udc, plaude al provvedimento, «assolutamente in linea con la riduzione delle spese pubbliche». Secondo il capogruppo del Pd, Antonello Cracolici, «la questione è all'ordine del giorno, ma non si può ridurre il numero dei deputati con un decreto». Salvino Caputo del Pdl ribadisce che i parlamentari devono dare l'esempio: «Non si possono richiedere sacrifici ai cittadini se chi riveste compiti istituzionali non fa lo stesso».
Per capire come effettivamente si muoverà la Regione bisognerà attendere, però, un atto della giunta o la riapertura dell'Ars. Intanto, resta sempre bloccato in commissione Affari Istituzionali il ddl di Giovanni Barbagallo del Pd, che prevede la riduzione dei deputati da 90 a 70.



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