Sicilia, Cultura

Un giallo alla scoperta delle Fiandre

Ne "La quarta forma di Satana" di Pieter Aspe emerge un'immagine di Bruges che non è certo da cartolina. Il commissario Van In indaga su una lunga serie di omicidi battendo la pista delle sette di adoratori del diavolo

Bruges, che qualcuno si ostina a chiamare «la Venezia del Nord»,  non è solo la linda capitale fiamminga affollata di visitatori e cioccolaterie. A svelarcene le nervature più recondite provvede lo scrittore Pieter Aspe, mostrando nei suoi thriller inquietanti ragnatele di potere corrotto e affari illeciti che dal passato si proiettano soffocanti sul presente e il futuro di un'intera città. Da libri come «La quarta forma di Satana», appena proposto in traduzione italiana dalla casa editrice Fazi (pp. 301, € 18), emerge insomma un'immagine di Bruges che non è certo da cartolina. Eppure, Aspe è l'autore più amato e «usato» dal locale Ufficio turismo per la promozione di quell'incantevole e inquietante angolo di Fiandre.
Muovendosi tra la chiesa di Sint-Jakob e un abbondante numero di birrerie, tocca al commissario Van In – la «creatura» di Pieter Aspe – indagare su una lunga serie di omicidi battendo la pista delle sette di adoratori del diavolo. All'«irregolare» Van In, che alla pari del suo autore ama lavorare con un bicchiere in mano e senza molti precetti da manuale, tocca un caso difficile. Spesso agile e felpato quanto un elefante in una cristalleria, il commissario alle soglie della paternità mette a repentaglio affetti e carriera per giungere alla conclusione davvero sorprendente di un'inchiesta appassionante e mai scontata in cui Aspe conferma la singolare capacità di costruire le trame delle sue opere quasi che fossero castelli di carta da far crollare rumorosamente nel finale, lasciando il lettore a bocca aperta. Con la «Quarta forma di Satana», pubblicato in Belgio per la prima volta nel 1998, arriva dunque in Italia un'altra, riuscitissima prova del Romanziere di Bruges, scoperto tardi dalle nostre parti. Ma è il caso di dire: meglio tardi che mai.

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