Ragazzo ucciso dall'elica di una barca a Palermo: la disperazione dei parenti

Paolo Baglione, 23 anni, morto in un tragico incidente all'Addaura, lavorava in Belgio, dove si era trasferito 15 anni fa con la sua famiglia. "E' successo tutto in un secondo, è assurdo". Ballarò, suo quartiere d'origine, lo piange

PALERMO. «È successo tutto in un secondo. Stava ridendo e scherzando con noi e ad un tratto è sparito. Dopo lo abbiamo visto in acqua, insanguinato, bianchissimo. È stato terribile». Il giorno dopo la tragedia solo il dolore degli strazianti ricordi di quei tragici attimi ha spazio nel cuore dei parenti di Paolo Baglione, 23 anni, il ragazzo morto dopo un assurdo incidente nelle acque dell’Addaura. Il giovane è stato dilaniato nel primo pomeriggio di mercoledì dalla eliche del motore di un gommone dopo una caduta in acqua, mentre stava passando una giornata spensierata con tutta la sua famiglia. Una fine orribile che ha sconvolto decine di bagnanti, che hanno visto un’enorme macchia di sangue colorare drammaticamente di rosso le acque del mare. Le cause dell’incidente sono, a distanza di ventiquattro ore dall’accaduto, ancora un mistero. Le indagini sono condotte congiuntamente dalla capitaneria di porto e dalla polizia, che stanno a poco a poco ricostruendo gli ultimi drammatici istanti di vita di Paolo.



Dopo aver ascoltato i parenti del ragazzo, che al momento della tragedia erano con lui nei due gommoni, adesso gli inquirenti hanno spostato la loro attenzione su eventuali testimoni da terra, persone in spiaggia che hanno visto quanto è accaduto e in grado di ricostruire la tragedia. Le ipotesi rimangono due: quella del gioco imprudente, con i due gommoni in competizione tra di loro che si inseguivano nel mare di Mondello, e quella di un incidente, di una manovra errata, che ha provocato la perdita di equilibrio di Baglione, che era in piedi su una delle due imbarcazioni.



I parenti del ragazzo hanno passato la giornata di ieri di fronte la medicina legale del Policlinico, in attesa di riavere il corpo di Paolo dopo l’autopsia, obbligatoria in casi come questi. Tutti respingono con forza l’ipotesi della pericolosità e della velocità: «Nessuno stava facendo a gara con nessuno – dicono – quello che è successo è solo una tragica fatalità». Paolo Baglione abitava in Belgio con tutta la sua famiglia dall’età di 8 anni. Lui, con papà, mamma e i due fratelli (a cui si è poi aggiunta dopo una sorellina, che ora ha sette anni), erano partiti per Charleroi nel 1996. Il padre lavora all’Agis, una ditta per la lavorazione del vetro, e aveva introdotto in azienda anche Paolo, che ormai da quattro anni era impegnato accanto al genitore in quel mestiere, anche se non ancora stabilmente ma con contratti part-time. Ogni estate tutti quanti insieme tornavano a Palermo, la loro terra d’origine, dove stavano in via del Fondaco, vicino via porta del Castro, a Ballarò, dai parenti. «Era un ragazzo meraviglioso, un grande lavoratore, di buon cuore, amava la vita, divertirsi – dicono il padre e il fratello di Paolo, Michele – amava la Sicilia, veniva volentieri qui, dov’era nato, ma si trovava bene in Belgio. Andava pazzo per il calcio, soprattutto per il Palermo. Era orgoglioso di essere un tifoso rosanero».  

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